Juve a tre stelle – Pensieri sparsi di fine anno

A volte ci chiediamo come si faccia a costruire un progetto vincente. La risposta?

Banalmente, se un progetto (non solo nel calcio) è vincente, lo saprai solo dopo che avrà avuto successo.

Ma ci possono essere degli indizi che possono far capire la risposta anche prima.

Per provare a farvi capire cosa intendo, faccio qualche passo indietro, alle edizioni di Champions League degli anni passati.

Nel 2016-17, Atletico Madrid e Juventus, migliori difese della fase a gironi, furono eliminate rispettivamente in semifinale ed in finale dal Real Madrid, che nei gironi era addirittura la diciannovesima difesa (su 32).

Ma il Real era anche, sempre nella fase a gironi, il quarto miglior attacco, mentre Atletico e Juve erano rispettivamente al diciassettesimo e ottavo posto in questa particolare graduatoria.

Il Real ebbe la meglio di quelle due squadre, che erano davvero molto forti in difesa (Oblak-Savic-Godin e Buffon-Barzagli-Bonucci-Chiellini) grazie ad un attacco devastante (con Cristiano Ronaldo protagonista centrale). 4 gol a 2 complessivi all’Atletico e 4 a 1 alla Juve.

L’anno successivo, edizione 2017-18, il Real campione era, ai gironi, il terzo miglior attacco e la tredicesima difesa.

Bayern e Liverpool, battute dagli spagnoli in semifinale e finale (4 a 3 complessivo e 3 a 1, rispettivamente), erano, sempre ai gironi, ottavo e secondo attacco e decima e undicesima difesa.

Quindi per vincere in Europa è molto più importante avere un attacco prolifico che una difesa impenetrabile. L’opposto di quello che serve nei campionati, dove, trattandosi di tornei abbastanza lunghi, è più importante la continuità.

Anche se in campionato, vincere 1 a 0 oppure 4 a 3, in teoria non fa differenza. Ma tantissimi preferiscono la vittoria con la porta inviolata.

Perché? Per tutta una serie di motivi.

La difesa acquisisce più sicurezza, con un cosiddetto “clean sheet”. Il centrocampo è orgoglioso del suo ruolo di “filtro”, e così via.

E poi ci sono i tifosi. La maggior parte dei tifosi è più contenta di un risultato di 1 a 0, seppur risicato, che di un 4 a 3. Anche quelli che dicono il contrario.

Ne ho avuto la prova dopo la vittoria della Juventus sul Parma, quando, alla lettura dei voti dei vari calciatori, Buffon risultava tra i migliori in campo.

Ebbene, nonostante la Juve abbia vinto 4 a 0, c’è chi ha detto “subiamo troppo, se il portiere è tra i migliori”.

Provo a rigirare il concetto: se attacchi con 5-6 giocatori, qualcosa dietro la devi concedere.

Se il progetto – non sopporto questa parola rapportata al calcio, perdonatemi questa scaramanzia, ma non ha mai portato bene – il progetto, dicevo, di Mister Pirlo prevede, come ho raccontato nell’articolo “Il 5-5-5”, l’attaccare almeno con 5 giocatori, necessariamente qualcosa dietro si dovrà concedere.

E vorrà dire che potrà accadere, ma non è detto che accada sempre, che si concedano gol come quello dell’Atalanta o come quello del Benevento.

Perché attaccare in cinque non è solo pericoloso per una questione di sbilanciamento, ma anche per una questione fisica.

Continuare a spingere per segnare porta via energie (secondo me, finché la squadra non inizierà a girare “a memoria”) e in qualche partita si è notato.

All’inizio parlavo di come individuare un progetto vincente.

Molti dicono che l’allenatore della Juve, non avendo esperienza, non potrà vincere subito.

Vediamo prima una tabella (vi ho risparmiato quelle delle Champions, abbiate pazienza):

Gli allenatori italiani che hanno vinto in Europa sono tutti lì, in figura 1 (in verità mancano Mazzone, Cosmi e De Canio, che hanno vinto una Coppa Intertoto a testa).

Escludendo Rocco, che allenava in un’altra epoca, tra gli allenatori più vincenti in Europa troviamo Ancelotti e Sacchi. Che però in Italia hanno vinto davvero poco.

Andando avanti, Trapattoni e Lippi.

Che facevano Trapattoni e Lippi prima di vincere il primo trofeo della loro carriera?

Trapattoni era stato al Milan (secondo di Rocco, anzi, terzo, perché prima di lui c’era Cesare Maldini) e nei due anni successivi, tranne un piccolo periodo come “titolare”, vice di Gustavo Giagnoni e poi di nuovo di Rocco, sempre in rossonero.

Il Milan poi gli preferì Marchioro e il Trap sembrava così destinato a squadre di seconda fascia, quando arrivò la chiamata di Boniperti. E Trapattoni iniziò a vincere da subito.

Marcello Lippi, prima della Juve, aveva allenato per nove anni: Pontedera, Siena, Pistoiese, Carrarese, Cesena, Lucchese, Atalanta e Napoli, senza neanche un trofeo.

Arrivò alla Juve della Triade e iniziò a vincere da subito.

Adesso vi faccio vedere altre due tabelle:

Non metto i nomi. Sono due ex allenatori della Juventus, che non hanno mai vinto in Europa, eppure sono considerati forse i due migliori allenatori italiani in circolazione (anche se uno dei due è senza panchina).

Tuttavia, pur non vincendo mai in Europa, entrambi hanno fatto incetta di trofei nazionali.

Allora che possiamo dire, che esistono due tipi di allenatori? Quelli che sono forti in Italia (o nelle leghe nazionali) e quelli che sono forti a livello internazionale?

Forse. Escludendo Trapattoni, che ha vinto sia in Italia, sia all’estero, ed ha vinto almeno una volta tutte le competizioni a cui ha partecipato, io direi che forse non esistono due tipi di allenatori, ma diversi tipi.

La Juventus ha deciso di ricostruire quando forse non era necessario farlo.

Due anni fa aveva un allenatore che vinceva tutto in Italia e che in Europa ci era andato vicino due volte.

Tuttavia, la società ha deciso di cambiare strada. Ha fatto bene?

Come ho scritto all’inizio, se un progetto è vincente, lo saprai solo dopo che avrà avuto successo.

E con buona pace dei tifosi, solo alla fine si saprà se si è persa un’occasione.

Io ritengo che la strada sia quella giusta, e, nonostante alcune volte rimpianga i lanci di Platini e i tackle di Gentile, o le partite vinte per 1 a 0 con venti minuti di “melina” tra Scirea e Zoff, capisco che il calcio è cambiato.

Una sola cosa non deve cambiare, nel gioco del calcio.

Provare a vincere. Perché vincere non è importante, è l’unica cosa che conta.

E tanti auguri bianconeri a tutti.

P.S.: ricordo, per chi è juventino, che su Amazon è in vendita il mio libro “Storia di un grande amore“, dedicato alla Storia della Juventus.

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