Corsi e ricorsi, dati, numeri ed altre amenità

Come dico spesso, mi piacciono i dati. Che è diverso dal dire “mi piacciono i numeri”. Il mio amico Andrea, che è laureato in statistica, conosce la differenza tra le due cose.

Senza tirarla troppo per le lunghe, la parola “dato” viene dal latino “datum” che significa dono, cosa data.

I dati possono presentarsi sotto diverse forme: numeri e lettere dell’alfabeto, immagini, video, suoni e molte altre.

Il dato non va però confuso con l’informazione.

Per ottenere un’informazione da un dato, occorre svolgere su di esso delle operazioni di vario genere che permettono di modificare l’informazione originaria o produrre una nuova informazione.

Questo processo è comunemente conosciuto come elaborazione dati.

Finito il pistolotto iniziale, vi parlo di dati che ritengo interessanti.

Spesso in questo periodo dell’anno vengono presentate classifiche e graduatorie, ma altrettanto spesso queste classifiche sono parziali o soggettive o entrambe le cose.

Ovviamente tanto fa chi (giornalista, blogger, etc) pubblica queste classifiche, e soprattutto dove (quotidiani, web, e così via).

La prima delle classifiche che voglio proporre è quella legata alla Coppa dei Campioni / Champions League.

Va bene, diranno i bene informati, che ci vuole, basta fare copia e incolla da Wikipedia. Allora non avete letto bene il pistolotto.

Se mi piacessero i numeri, farei così. Ma visto che voglio fare qualcosa di più, mi sono inventato una classifica non legata alle singole partite, ma al livello raggiunto da ciascuna squadra in ogni stagione.

Così, a partire dalla stagione 1955-56, ho assegnato dei punteggi in base al raggiungimento delle varie fasi.

Per la Coppa dei Campioni (1955-1992) ho assegnato i punteggi nel seguente modo:

Per la Champions League, dal 1992 al 2020, ho assegnato i seguenti punteggi (molto simili, ovviamente):

Chiaramente, allargandosi progressivamente la base, ho assegnato punteggi anche ai sedicesimi di finale, che invece in Coppa dei Campioni, soprattutto nei primi anni, non esistevano neanche.

Alla Coppa dei Campioni, vi ricordo, partecipavano solo i campioni dei vari tornei nazionali. Ciò, vedendo la classifica che segue, comporta presenze “particolari”, come le squadre Jeunesse d’Esch (Lussemburgo) e Linfield (Nord Irlanda), che c’erano praticamente tutti gli anni, perché in patria dominavano.

Vediamo la classifica parziale (solo i primi 32 posti), dal 1955 al 1992, con i suddetti criteri:

Ho messo, in ultima voce, la “media” dei punteggi, cioè quanti punti, sempre secondo questo criterio, ogni squadra ha realizzato in base al numero di partecipazioni (migliorando così, secondo me, il criterio del punteggio nudo e crudo).

A partire dal 1992, come detto, si allargò progressivamente la base di partecipazione, con criteri via via differenti, fino ad arrivare all’ultima stagione, in cui, a causa della pandemia di Covid, si è deciso di far disputare gli incontri dai quarti di finale in poi (e anche alcuni ottavi) con la formula della “partita secca”.

Di seguito il punteggio parziale dal 1992 al 2020. Anche qui c’è il criterio della “media”.

Sommando i due punteggi parziali, per le prime 32 posizioni la classifica è la seguente:

A che serve questa classifica? Assolutamente a niente, proprio come tutte quelle a cui accennavo all’inizio. O meglio, per chi ama i dati sono un divertimento, per chi ama i numeri serve a capire che, ad esempio, 114 diviso 72 fa più di 1,5 (1,583, per la precisione).

Lasciando da parte i numeri, stavo facendo osservare a mio figlio i loghi delle squadre che la Coppa dei Campioni o la Champions l’hanno vinta, e con piacere ho notato che tranne le meteore degli anni ’70, il piccolo ha riconosciuto praticamente tutti i loghi.

L’immagine è questa:

La prima cosa che mi è saltata all’occhio è l’intelligenza di chi ha deciso di cambiare il logo della Juventus. Tranne (forse) quello dell’Amburgo (per i più giovani e soprattutto per i non juventini: è quello del 1983), quello della Juve è il logo più semplice e al tempo stesso più riconoscibile.

Non solo. La doppia “J” non solo è semplicissima da disegnare (lo saprei fare anche io, che a mano libera ero una capra), ma è diventata talmente familiare da dare l’impressione alla maggioranza dei tifosi di essere sempre esistita.

La seconda cosa che mi è saltata all’occhio scorrendo i loghi è la poca alternanza degli ultimi anni.

Nelle ultime 27 edizioni, cioè da quando la Coppa Campioni si chiama Champions League, il trofeo è stato vinto 7 volte dal Real Madrid, 4 dal Barcellona, 3 dal Milan, 2 da Bayern Monaco, Liverpool e Manchester United e una volta da Ajax, Borussia Dortmund, Chelsea, Inter, Juventus, Olympique Marsiglia e Porto.

Solo Chelsea, Olympique e Borussia non avevano già vinto il massimo trofeo continentale (3 volte su 27 edizioni fa circa l’11%).

A maggior ragione, con l’avvento delle tre coppe dal 2024… come, non lo sapete?

Dal 2024, l’Europa, che oggi ha una Champions League a 32 squadre e una Europa League a 48 (totale 80 squadre), avrà tre veri e propri tornei, tutti a 32 squadre (totale 96), che equivarranno ad una vera e propria suddivisione in serie A, serie B e serie C europee.

La prima continuerà a chiamarsi Champions (o Super League?), la seconda probabilmente ancora Europa League e alla terza troveranno un nome. Certo, a causa della pandemia di Covid-19 potrà anche accadere che non si parta nel 2024, ma per una semplice questione “politica” (ed economica, direi) è interesse di tutti che la cosa vada in porto.

Uefa e ECA hanno rallentato, ma l’intromissione della FIFA secondo me accelererà le decisioni e l’Uefa farà di tutto per non farsi scippare i tornei dalla FIFA.

Quindi, dicevo, con l’avvento delle tre coppe, quella principale assegnerà un trofeo all’anno, e vi parteciperanno le migliori 32 squadre (con lo stesso meccanismo della serie A, per capirci, con promozioni e retrocessioni), quindi è possibile che l’alternanza si riduca ancora di più.

Fin qui abbiamo visto i dati. Ora vediamo altro, e parliamo di segni.

In uno scambio di tweet con il giornalista del Corriere Giovanni Mullano abbiamo parlato di corsi e ricorsi storici e di fatti di calcio, e mi è venuta la curiosità se sia proprio come dice lui, cioè che l’anno del Bufalo (o Bue, guardare tabella) sarà foriero di novità.

Se ci soffermiamo al campionato italiano, le vere sorprese mancano da un po’.

Ma possiamo certamente dire che 2000 (Lazio) e 2001 (Roma) siano stati gli ultimi scudetti “a sorpresa”. Anni, Drago e Serpente. Prima di allora, 1991(Samp) e 1990 (Napoli), Cavallo e Capra. Nessuno schema. Il 1985, anno dello scudetto del Verona (e quella sì che era una sorpresa), quello sì che era l’anno del Bufalo.

Restando agli ultimi mondiali, la Francia ha vinto nel 2018 (Cane) e nel 1998 (Tigre); la Germania nel 2014 (Cavallo) e nel 1990 (Cavallo!); l’Italia nel 2006 (Cane) e nel 1982 (Cane!); la Spagna nel 2010 (Tigre) e il Brasile nel 2002 (Cavallo) e nel 1994 (Cane, e l’Italia andò in finale).

Beh, ci sono due segni che si ripetono, ma nel caso dei mondiali, che si disputano ogni 4 anni, è statisticamente più semplice che accada (questo ve lo spiega Andrea).

Non proseguo oltre, per un motivo molto semplice. L’amico Giovanni sul Corriere scrive poesie sul calcio, io qui mi diletto a prosare (e a volte sono molto più prosaico che prosastico, a dir la verità).

Anche se, a ben guardarli, i dati (e, per qualcuno, i numeri) sono quanto di più poetico ci sia in natura.

Buon inizio 2021 a tutti.

11 pensieri riguardo “Corsi e ricorsi, dati, numeri ed altre amenità

  1. L’arbitrarietà nell’assegnazione dei punti è ovviamente del tutto personale.
    A mio parere assegnare 8 punti al campione e 6 al finalista non è corretto.
    Il vincitore “vince”, resta negli annali, si fregia di un titolo, alza una coppa, fa sbandierare i tifosi, porta a casa premi, attira gli sponsor, va in giro con il bus scoperto, si becca le copertine, viene citato anche dopo anni e decenni.
    Il secondo NULLA di tutto questo.
    Per questo motivo se diamo 8 al vincitore, io al finalista assegnerei al massimo 3 o 4 punti, a farla grande.
    In un rapporto 1-10 darei 10 punti al 1° e 4 punti al 2°, per capirsi.

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              1. Ma non c’è nessun problema, non mi deve piacere, è solo una analisi.

                Abbiamo solo 2 punti di vista differenti.

                Solo che, seguendo il tuo ragionamento, arrivare 3 volte secondi (6×3=18) sarebbe più importante che 2 volte primi (8×2=16) il ché in una competizione come la CL è assurdo, a mio parere, dato che conta solo una cosa: alzare la coppa.

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  2. Io sono nata nell’anno del Topo (1948). Il mio cognome originario era Chieregatti (al quale, un impiegato dell’anagrafe mezzo cieco ha decurtati di una T nel corso della mia infanzia) e amo in modo quasi fanatico tutti i formaggi…vorrà dire qualcosa?

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