Il gioco più bello del mondo? – parte prima

“[…] era fresco e aveva voglia di giocare. Sappiamo le sue caratteristiche, non sa nemmeno lui le potenzialità che ha.”

“Avevamo un atteggiamento sbagliato sin dai primi passaggi. Quando entri così vai incontro a brutte figure. Forse avevamo la testa alle vacanze.”

“Quando ci mancano giocatori di esperienza e personalità facciamo fatica.”

Queste sono alcune dichiarazioni di un allenatore dopo alcune partite, e, a prescindere dal significato specifico delle frasi, mi servono come pretesto.

Il pretesto è presto spiegato: che significano quelle frasi? E che caratteristiche deve avere una persona per fare il calciatore?

Chiaro che se il calcio fosse quello di PES o di FIFA, noti giochi di simulazione, sarebbe semplice capire il concetto.

In quei giochi, ogni calciatore ha una serie di parametri fissi (numeri), offensivi, difensivi e fisici che ne determinano il valore complessivo (come da figura).

Ovviamente, se la realtà fosse così semplice, all’inizio del campionato basterebbe sommare i valori dei calciatori per capire l’esito delle partite e addirittura dei campionati.

Per fortuna la realtà è un po’ più complessa, e può succedere che una squadra di serie B elimini una squadra di serie A in Coppa Italia, tanto per fare un esempio.

Ma quali sono le caratteristiche “utili” che deve avere un calciatore?

Innanzitutto, ed è abbastanza scontato, deve saper giocare a pallone. Quindi avere una padronanza “tecnica” del gioco del calcio.

Ovviamente, se bastasse questa caratteristica, alcuni “giocolieri” o, per usare un termine più moderno, “freestyler”, giocherebbero nelle migliori squadre del mondo, invece spesso non giocano proprio a calcio.

Questo perché ci sono altre caratteristiche che servono per completare il puzzle.

C’è, altrettanto scontata, la capacità atletica, che varia con il variare delle caratteristiche del calcio.

Negli anni ’60 i calciatori avevano un certo tipo di “prestanza” fisica, negli anni ’80 un’altra e attualmente un’altra ancora.

Il calcio è uno sport che richiede un impegno notevole dal punto di vista fisico e i calciatori moderni sono dei veri e propri atleti, fisicamente completi a 360 gradi, cosa che è cambiata rispetto a trent’anni fa.

Scherzando, dico spesso che Platini aveva il fisico da lanciatore di coriandoli se paragonato agli ipermuscolosi calciatori dei giorni nostri (per fortuna lui aveva qualcos’altro, che è molto più raro).

Quando fu beccato a fumare dall’avvocato Agnelli, che lo rimproverò per questo, lui rispose: “Avvocato, non si preoccupi se fumo io, l’importante è che non fumi Bonini, che deve correre anche per me!”.

Il calcio è cambiato e nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un radicale miglioramento sia nella qualità che nella quantità dell’organizzazione dell’allenamento, sempre più specifico per ogni giocatore in base alle sue caratteristiche atletiche, tecniche e tattiche.

Introduco così la terza caratteristica che deve avere un calciatore, cioè l’attitudine tattica.

Attenzione, non ho scritto capacità, ma attitudine.

La capacità indica un’abilità, l’attitudine una disposizione innata. Per quello non tutti sono capaci di fare i calciatori (e non c’entrano le abilità di cui parlavo prima, cioè quelle tecniche e atletiche).

Un calciatore deve avere la capacità di visualizzare nella propria mente l’intera situazione e il suo possibile evolversi.

E, soprattutto, di saper vedere con i propri occhi le soluzioni provate in allenamento, adattate alla situazione specifica, prima che la stessa ne richieda la messa in pratica.

Più alta sarà questa attitudine, migliore sarà il comportamento del calciatore in campo. Ma non basta, bisogna avere anche un’altra attitudine.

Molti di voi magari non sono mai stati in un campo di calcio “vero”. E soprattutto molti non ci hanno giocato.

Io ho avuto la fortuna, qualche anno fa, di giocare in un campo di calcio di serie A (una partita di un torneo “over 35”, livello tecnico: scapoli-ammogliati).

Il campo è molto grande, ma non tutti sanno che le misure di un campo di calcio non sono fisse.

Infatti, un campo può avere una lunghezza minima di 90 metri e una massima 120 metri, e una larghezza minima di 45 metri e massima di 90 metri; le misure standard consigliate dalla FIFA sono lunghezza 105 metri e larghezza 68 metri.

Anche solo considerando queste misure, parliamo di una superficie che va dai 5.000 ai 10.000 metri quadri: quello in cui giocai io era appunto 105×68, quindi oltre 7mila metri quadri.

Immenso, ve lo assicuro. Noi siamo perlopiù abituati a vedere le immagini televisive, che sono schiacciate, ma la visione reale è completamente diversa.

Questa abilità la possiamo chiamare abilità “spaziale”. A volte capita che un calciatore, dotato tecnicamente e fisicamente, sia eccellente anche in questa abilità, e allora ti ritrovi in squadra un Iniesta o un Platini.

Ma il calcio è uno sport di squadra, quindi l’attitudine deve essere sia singola, cioè legata ai propri movimenti, sia coordinata, quindi legata ai movimenti dei propri compagni.

Guardate i bambini: una volta, durante un incontro in oratorio, i piccoli si sono messi a “giocare” nel campetto adiacente alla chiesa (è successo un paio di anni fa, quindi mio figlio aveva all’incirca sette anni); tranne un paio di bimbi, tutti gli altri si muovevano in sincronia in base alla posizione del pallone.

Questo perché il pallone è uno e i calciatori sono molti. Quindi la posizione e il mantenimento della stessa è importantissimo.

Poi ci sono altre attitudini, legate al ruolo specifico del calciatore.

Un portiere deve “impedire” il gol, un difensore “stoppare” l’azione avversaria (e con l’evoluzione del ruolo, far ripartire l’azione), un centrocampista “coordinare” l’azione e un attaccante “finalizzare” la stessa per ottenere un gol.

Ognuno di questi dovrà avere delle caratteristiche specifiche, sia fisiche, sia mentali.

Introduco così l’ultima serie di caratteristiche che deve avere un calciatore, quelle mentali, che a loro volta possiamo suddividere in quattro sottocategorie: attenzione, carisma, dedizione e altruismo.

L’attenzione è una caratteristica comune a tutte le attività sportive, soprattutto quelle più dispendiose. Se sei poco concentrato, non esegui bene il tuo compito.

Il carisma è la capacità di essere sempre presenti in qualunque situazione, e farsi seguire dai propri compagni.

La dedizione è anche legata al piacere di svolgere un’attività: quante volte abbiamo visto calciatori “arrabbiati” (non parlo di agonismo, che è un’altra cosa) non riuscire anche nelle cose più semplici?

L’altruismo è l’atteggiamento di chi spontaneamente mette a disposizione del gruppo le sue qualità e le sue competenze, e lo fa oltre l’interesse personale o la voglia di mettersi in evidenza.

Concludendo, diciamo che un calciatore deve avere delle specifiche caratteristiche fisiche, tecniche, spaziali e mentali. Tutte queste caratteristiche sono variabili, e vanno allenate (altrimenti, come per PES e FIFA, sarebbero dei numeri).

Quindi non ci meravigliamo, e lo dico soprattutto a chi dichiara di non amare particolarmente il calcio, se questo sport abbia così tanto seguito e soprattutto perché sia lo sport più praticato al mondo.

E soprattutto non ci meravigliamo quando sentiamo dire che è molto difficile “restare concentrati” o che in quella partita “eravamo molli sul pallone”.

Nella prossima parte vedremo altre due caratteristiche che deve avere un calciatore e che servono a creare gli attori dello sport più bello del mondo.

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