Il gioco più bello del mondo? – parte seconda

Mi è capitato di vedere spesso le classifiche “all-time” sui migliori calciatori di tutti i tempi (è capitato di recente, dopo la scomparsa di Maradona).

Fare una classifica in cui paragoni Maradona a Pelè è complicatissimo, perché, volendo aggiungere un parametro a quelli che spiegavo in “Il gioco più bello del mondo? – parte prima”, c’è quello “storico”.

Ad esempio, in un determinato momento storico in cui, tanto per dire, si giochi con il 4-4-2, quindi senza trequartista, quella figura tenderà ad essere accantonata.

Ed alcuni giocatori in quel ruolo potrebbero solo essere al posto sbagliato nel momento sbagliato, pur magari avendo tutte le caratteristiche per primeggiare.

Io ho sempre portato Roberto Baggio come esempio. Talento indiscusso, forse (personalmente senza dubbi) il più forte giocatore italiano dal punto di vista tecnico che si sia visto negli stadi italiani negli ultimi anni.

Eppure, ha vinto relativamente poco (un “Pallone D’Oro” lo ha portato a casa, comunque) e spesso è stato al centro di polemiche sul suo utilizzo, soprattutto nelle sue stagioni milanesi.

Un altro bravissimo calciatore che però si è trovato in un contesto sbagliato è l’ex giocatore spagnolo Bruno Soriano, omonimo del nostrano Roberto.

Recordman di presenze nel Villareal, ha avuto la sfortuna di avere davanti in nazionale, nel suo stesso ruolo, Iniesta, Xabi Alonso, Xavi, Fàbregas e Sergi Busquets. Momento sbagliato, senza dubbio.

O il nostro Furino. Capitano della Juve, con 8 scudetti, giocava nella squadra che forniva 10/11esimi della nazionale italiana in quegli anni (fine anni 60 e tutti gli anni 70).

L’undicesimo era proprio lui, che fece solo tre presenze in nazionale, di cui solo una intera.

Quindi il contesto storico è importante, anche per altri tipi di valutazione. L’ho raccontato in “Sliding Doors” di come dei talenti eccezionali si ritrovarono incastrati nella dissoluzione della propria federazione (la Jugoslavia) per motivi politici e non per propri demeriti.

Su questo potremmo portare tanti altri esempi.

Un altro aspetto importante è quello “ambientale”, e non c’entra Greta Thunberg.

Quante volte un giocatore, spostato da un contesto in cui rendeva tantissimo ha poi deluso (o viceversa)? O giocatori che non hanno vinto quanto avrebbero potuto proprio perchè sono rimasti in piccole squadre senza fare quel salto nei grandi club che avrebbe permesso loro di vincere di più?

Anche qui esempi se ne possono fare tantissimi, ma non sto qui a dilungarmi.

C’è un ultimo fattore che è importantissimo. La testa. Chiamatelo come volete. Cosa sarebbe stato George Best se avesse avuto la voglia di dare tutto se stesso al calcio (e nonostante questo, è stato senza dubbio uno dei più grandi)?

Quante volte lo abbiamo sentito dire, se questo o quel giocatore avesse avuto più testa… E a volte anche il contrario, “è un calciatore con mezzi tecnici modesti, ma emerge perchè ha voglia”.

Quindi, dopo questa breve (?) disamina, possiamo dire che un calciatore deve avere capacità tecniche, fisiche, “spaziali”, caratteriali e contestuali di un certo tipo, per poter fare un calciatore ad alti livelli.

Ce ne sono un bel po’ che queste caratteristiche le avevano tutte. Vi spiego.

Di recente in Francia si sono inventati il “Dream Team del Pallone d’oro”, cioè la formazione composta dai migliori undici calciatori della storia scelta da France Football.

I calciatori candidati sono stati scelti tra quelli in attività dal 1956 al 2020, ovvero dall’anno in cui per la prima volta è stato assegnato il Pallone d’oro.

Questa iniziativa è legata al fatto che è stato scelto (erroneamente, secondo me) di non assegnare il Pallone d’oro per l’edizione 2020.

Già un titolo individuale in uno sport collettivo è una stupidaggine, figurarsi poi non assegnarlo una volta tanto che si era spezzato il duopolio Messi-CR7 (infatti lo avrebbe meritato Lewandoski, secondo la stampa del settore, Thomas Muller, secondo il mio modesto parere).

Ad un certo punto che si sono inventati i francesi? Di voler assegnare un premio speciale per i migliori calciatori, ruolo per ruolo, ad aver solcato un campo da calcio dalla metà degli anni ’50 in poi (ovvero nel periodo di assegnazione del Pallone d’oro).

Sono state redatte 11 liste: una per ruolo, ciascuna con 10 nomi di giocatori, ritirati o ancora in attività, che si sono distinti per il loro talento e la loro classe, senza guardare ai premi vinti da ciascuno e pertanto scegliendo anche giocatori mai figurati tra i vincitori del Pallone d’oro ed escludendone alcuni.

Le liste di candidati sono state sottoposte al giudizio di 140 elettori designati, ciascuno dei quali ha indicato un quintetto di propri favoriti (assegnando rispettivamente 6 punti al primo, 4 al secondo, 3 al terzo, 2 al quarto e 1 al quinto) per ciascun ruolo.

Successivamente alla pubblicazione dei candidati, si sono levate molte voci di dissenso, che hanno lamentato l’esclusione di campioni assoluti come Oliver Kahn, Dani Alves, Javier Zanetti, Carles Puyol, Fernando Hierro, Kaká, Andrij Shevcenko, Alessandro Del Piero, Raúl e degli altri vincitori del Pallone d’oro che non sono stati inseriti tra i candidati: Omar Sivori, Denis Law, Florian Albert, Paolo Rossi, Allan Simonsen, Igor Bjelanov, Jean-Pierre Papin, Michael Owen, Pavel Nedved e Luka Modric.

Come vedremo tra un po’ la difficoltà è stata proprio quella di cui parlavo all’inizio, cioè quella di mettere nella stessa “squadra” giocatori che hanno militato in epoche diverse.

E allora, cosa mi sono inventato? Ve lo faccio vedere.

I 110 calciatori scelti (giusti o sbagliati, non importa) li ho messi in ordine di comparizione sui campi di calcio (in prima squadra, per quanto ne so), e nelle prossime immagini vedrete questa suddivisione.

Ecco i portieri:

Poi i difensori, divisi in tre categorie, esterno destro, centrale ed esterno sinistro:

Poi i centrocampisti, divisi in centrocampisti “difensivi” e “offensivi”:

E infine gli attaccanti, divisi in esterno destro, centrale ed esterno sinistro:

Alla fine, la formazione indicata da France Football come “Dream Team”, che vede Lev Jaschin in porta, Cafu, Franz Beckenbauer e Paolo Maldini in difesa, Lothar Matthaus, Xavi, Pelé e Maradona a centrocampo, e Lionel Messi, Ronaldo (Luis Nazario da Lima) e Cristiano Ronaldo in attacco è un pot-pourri senza senso.

Quelle che vi sto per scrivere io hanno più senso (più o meno):

O no?

9 pensieri riguardo “Il gioco più bello del mondo? – parte seconda

      1. Pur essendo un tifoso viola, anch’io l’ho sempre ammirato sia come artista (perché definirlo calciatore sarebbe riduttivo) che come uomo. Colgo l’occasione per dirti che ieri ho sfornato un nuovo post, dedicato a un altro mito della mia infanzia… spero che ti piaccia! 🙂

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  1. Difficile da dire, e come sempre ogni “classifica” personale è – appunto – personale.
    Stiamo facendo un po’ di fantacalcio, alla fin fine.
    Vedo per esempio Passarella insieme a Krol, ma erano entrambi 2 “liberi”, quindi forse insieme potrebbero stare solo nel fanta. Come Zico e Mazzola.
    Ma rimane interessante il tuo esame.

    Belanov pallone d’oro assurdo.

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