La dura legge del gol

Di recente, come chiesto da più parti e da più anni, la UEFA ha cancellato l’assurda regola della rete in trasferta che vale doppio.

Mi spiego: nelle coppe europee (ma non solo), i confronti ad eliminazione diretta prevedevano che se il punteggio complessivo fosse stato in parità, sarebbe stata premiata la formazione che aveva segnato più reti in trasferta.

La Juventus ne sa qualcosa: nell’ultima partecipazione alla massima competizione continentale (ma anche nell’edizione precedente contro il Lione), i bianconeri sono stati eliminati perché contro il Porto hanno perso 2 a 1 in trasferta e vinto 3 a 2 in casa, e quindi hanno segnato meno reti in trasferta.

La regola aveva un senso quando fu inventata.

Nel 1965 le trasferte erano difficili, aspre e lunghe, i collegamenti tra paesi a volte inesistenti. Poiché non esistevano ancora i tempi supplementari e i tiri di rigore, in caso di parità completa tra due squadre, tra andata e ritorno, era previsto o uno spareggio (da disputarsi il giorno successivo – come accadde ad Italia-Spagna nel mondiale del 1934) o il sorteggio, come nel campionato d’Europa 1968 quando l’Italia raggiunse la finale contro la Jugoslavia grazie al favorevole esito del lancio della moneta, avvenuto dopo il pareggio in semifinale con l’Unione Sovietica.

Per ridurre questa eventualità, fu inventata la regola che raccontavo all’inizio, che rappresentava anche un incentivo per lo spettacolo: infatti, la maggior parte delle piccole squadre rinunciava ad attaccare in trasferta, preferendo trincerarsi dietro caute tattiche difensiviste.

Anni dopo, la regola dei tre punti per la vittoria nacque più o meno per lo stesso tipo di ragionamento.

Da ora in poi, se le due squadre dovessero avere lo stesso numero di reti (indipendentemente da dove siano stati segnati), esse passeranno ai supplementari ed eventualmente ai rigori per stabilire chi passerà il turno.

Prima di parlarvi della partita più strana della storia di questo sport, vi devo raccontare di un’altra regola, ancora più assurda: il “golden goal”.

Questo “capolavoro” fu istituito dalla FIFA per la prima volta nel 1993, e prevedeva che, durante i tempi supplementari, in caso di pareggio fra le due squadre, la vittoria venisse assegnata a quella che per prima si sarebbe portata in vantaggio, chiudendo immediatamente l’incontro.

Nel football americano (e, mi sembra, anche nell’hockey su ghiaccio) esisteva una regola simile, che però si chiamava “sudden death”, ovvero “morte istantanea” (‘sti americani).

Noi italiani l’abbiamo sentita (e subita) durante gli Europei del 2000, quando Trezeguet ci fece fuori proprio con una rete ai supplementari. Nel 2002 la FIFA cercò rimedio, inventando una cosa anche peggiore, il “silver goal”, che assegnava la vittoria alla squadra che si trovasse in vantaggio al termine del primo tempo supplementare. Al termine di Euro 2004 fu abolito anche questo aborto, che vale ancora solo nelle partite di calcetto sulla spiaggia, dove, dopo tre ore di partita, sul punteggio di 27 pari, qualcuno urla “il primo che segna vince!”.

Nel 1994, gli organizzatori di un torneo centroamericano, la Coppa dei Caraibi (che non è una versione di un gelato Algida), competizione esistita fino al 2017, per rendere più interessante lo svolgimento del torneo unirono le due regole (goal doppio e golden goal) e partorirono un’assurdità assoluta.

La “Caribbean Football Union” pensò che, per rendere più combattute le partite, sarebbe bastato abolire il pareggio (geni, loro). Ma se due squadre terminavano in parità i tempi regolamentari? Semplice, si andava ai supplementari. Dove, chi avesse segnato, non solo avrebbe vinto l’incontro, ma la rete sarebbe valsa il doppio.

Applicando questa regola a tutte le partite del torneo, quindi non solo a quelle ad eliminazione diretta, ma anche nei gironi, successe che la partita Grenada-Portorico, vinta dai primi con una rete nei supplementari, non solo valesse tre punti, ma anche un +2 nella differenza reti.

Il 27 gennaio del 1994 si giocava Barbados-Grenada, ultima partita del girone, che vedeva in testa il Grenada con tre punti e +2 di differenza reti, seguita dal Porto Rico con tre punti e -1 di differenza reti e ultima Barbados a zero punti e -1 di differenza reti.

Barbados, per qualificarsi, aveva una sola opzione: battere Grenada con almeno due reti di scarto. Incredibile ma vero, fino all’82° minuto il punteggio era proprio quello, 2 a 0 per Barbados.

Il livello tecnico era però quello che era, e la difesa di Barbados permise all’attacco di Grenada di accorciare le distanze. A quel punto erano fuori.

Barbados provò ad attaccare, ma a quel punto erano stanchi, e la squadra del Grenada aveva vita facile a difendere il risultato. All’87° minuto, il portiere e il difensore di Barbados iniziarono a passarsi il pallone, una volta, due, tre, finché un attaccante di Grenada non capì tutto, provando ad avvicinarsi, ma ormai era tardi: il difensore tirò una sassata e realizzò un’autorete clamorosa, quanto, a prima vista, volontaria.

Se ricordate le regole che ho spiegato prima, Barbados ha sfruttato il fatto che con il pareggio si sarebbe andati ai supplementari!

A quel punto non si capì più niente: negli ultimi minuti Barbados difendeva la propria porta per non subire il 3 a 2, che avrebbe qualificato Grenada, ma difendeva anche la rete avversaria per non far segnare un’autorete a Grenada, perché anche con il 3 a 2 per Barbados sarebbe passata Grenada!

Dopo i quattro minuti di recupero decretati dall’arbitro in quel clima surreale, si andò ai supplementari. Incredibile ma vero, Barbados segnò, e poiché nei supplementari le reti valevano doppio (ricordate?), vinse 4 a 2, proprio con i due gol di scarto necessari per passare il turno.

Intervistato dopo la partita, il portiere di Barbados spiegò:

“Nel discorso prepartita l’allenatore aveva già programmato tutto. Ci ha spiegato rapidamente la regola del valore doppio della rete realizzata ai supplementari o ai rigori, così da non lasciarci impreparati. Subito il gol, proviamo ad attaccare per un paio di minuti, ma niente, Grenada è tutta riversata in difesa e trovare la rete è complicato. Allora, alla prima occasione propizia, ho ricordato al difensore Terry Sealey che, in chiave supplementari, anche il pareggio poteva tornarci utile. Dalla panchina mister Griffith inizia ad urlare, “autogol, autogol”, e così Terry, palla al piede, mi si avvicina e mi passa il pallone, dicendo di buttarla dentro. Certo, ero anch’io coinvolto nello schema, ma non volevo essere considerato così…così sospettabile. Gliela ripasso, ma lui insiste nel ridarmela indietro. Uno, due, tre scambi. Continuo a dirgli: Terry, non così, non così… Al quarto passaggio, l’attaccante avversario capisce le nostre intenzioni, e corre verso di noi per tentare di rubarci il pallone. Terry lo guarda, guarda la porta, chiude gli occhi e tira…”.

Gli organizzatori, pur non potendo impedire la qualificazione di Barbados (che però fu eliminata al turno successivo), decisero di abrogare l’assurda regola con effetto immediato.

Più o meno come ha fatto la UEFA, che ci ha messo solo 56 anni a capire quanto la regola del gol “doppio” fosse ormai anacronistica.

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