Autoritratto

Inspired by Ugo Foscolo

Rigata ho la fronte, occhi appallati e lenti,

crin bruno, rubizze guance, armato il petto,

labbro sottile invero, e scarsi denti,

capo ritto, sul collo, e lungo aspetto;

lunghe membra; vestir semplice metto;

lenti i passi, il pensier, retti armamenti;

sordo, ma sano, real, prodigioso setto;

se avverti il fondo, i versi te li inventi:

tale linguaggio, lo stesso dona frode;

resto più giorni e se posso, ognor riposo,

brontolo calmo, se quieto, inver lo tace:

di virtù ricco e vizi, son custode

alla magion io corro ché al cor piace:

vita ognor farammi far lo sposo.

Originale

Solcata ho fronte, occhi incavati intenti,

crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto,

labbro tumido acceso, e tersi denti,

capo chino, bel collo, e largo petto

giuste membra; vestir semplice eletto;

ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti;

sobrio, umano, leal, prodigo, schietto;

avverso al mondo, avversi a me gli eventi:

talor di lingua, e spesso di man prode;

mesto i più giorni e solo, ognor pensoso,

pronto, iracondo, inquieto, tenace:

di vizi ricco e di virtù, do lode

alla ragion, ma corro ove al cor piace:

morte sol mi darà fama e riposo.

Rim-esta

Caro duca, mi sono messo in testa
di rendere famose le mie gesta
con una cosa strana e poco mesta,
di fare in modo sia quasi una festa,
tenga la mente quantomeno desta
(tanto che non finisca in una cesta)
anzi da risultar alquanto lesta
seppur ti può parer un poco pesta:
andiamo avanti con la lancia in resta
e se partiam in quarta, oppur in sesta,
rendiamo omaggio alla divina Vesta!

Er Natale

Io m’aricordo quanno da pischello
Venivano li giorni der Natale
Mi madre se metteva su er sinale
Co ll’ova, la farina, er stennarello

Faceva li ravioli (oddio che bello!)
Ripieni de la ciccia der maiale
Che co’ mi padre, senza fasse male,
Prendebbimo ar mercato der Tufello.

Presepe, li pastori, asino e bove
Prepara, cori, scarta li regali,
Aspetta zia, che viè chissà d’indove

E pur s’a me, me paron tutti uguali
Niuna festa ddavvero s’assomija
Vivendola d’appresso alla famija!

Il meriggio del dì di festa

Mi chiedi del 2 Luglio: si racconta

Ch’è il dì dell’anno al centro della storia

Almeno fin da quando c’è memoria

Che di trecen-sei-cinque metà conta.

 

Certo, per voi, sto giorno che s’affronta

Non è soltanto un giorno di baldoria

Allor vi lascio scritto un promemoria

Così che resti fissa questa impronta.

 

Vi porti sta promessa sì solenne

Figli per prolungar la discendenza

Un po’ di soldi, sì, da non star senza

Serenità moltiplicata enne

 

Ma soprattutto amici a profusione

Come son io che scrivo sta canzone.

 

*A Max e Chiara

Expo 2015 parte quarta

Facciamo un po’ di conti, piano piano
Quel ch’era tanto, poco è diventato
Se di “Operescion” il sito s’è svuotato
I resti ormai si contan su una mano.

Nessuno era partito molto sano
Ma certo col semestre è un po’ cambiato
E a poco a poco s’è pure trasformato
In modo che nemmeno immaginiamo.

Certi ricordi prendon il sopravvento
Man mano che saluti le persone
Ma s’hai il timor d’andare controvento
O se per caso viene un pò il magone

Io sempre resterò con tutti voi
Possiamo dirlo: “Expo siamo NOI!”