Facebook ci fa o ci è?

Altro che neutralità: il social network di Zuckerberg si è trasformato in un potente strumento per l’isolamento sociale.

I recenti mesi sono stati dominati dalla discussione sul ruolo – attivo o passivo – avuto da Facebook nelle elezioni americane, e non solo.

A fine settembre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha twittato il suo j’accuse (“Facebook è sempre stato anti-Trump”), che seguiva di pochi giorni l’annuncio di Mark Zuckerberg riguardo le elezioni in Germania: “Abbiamo lavorato per assicurare la solidità delle elezioni tedesche di questo fine settimana”.

È soprattutto quest’ultima affermazione a meritare la nostra attenzione: come ha scritto Max Read sul New York Magazine, nessuna azienda privata – nessuna Disney, Nestlé, Volkswagen, Shell o IBM – si è mai dovuta occupare della tenuta democratica di un paese occidentale; non è questione di fatturati o influenze politiche: semplicemente, fino a prima di Facebook, un’azienda, per quanto ricca e potente, aveva altre funzioni e priorità.

A rendere Facebook diversa, anche rispetto giganti suoi simili come Google o Amazon, è il suo rapporto con i dati e le informazioni. Con i suoi due miliardi di utenti, le persone accomunate dall’utilizzo di Facebook sono seconde, come numero, soltanto da quelle accomunate dall’essere cristiane. Basta questo, nota Read, a rendere l’idea dei nuovi rischi legati all’azienda.

È possibile usare Facebook per confrontarsi con chi la pensa diversamente o è solo una caccia al like?

Facebook, infatti, non vende oggetti – come Apple, IBM, Huawei o Ford – ma appartiene a quel gruppo d’aziende à la Google che basano il loro business sull’accumulo e la vendita di dati personali.

A differenza di Google, però, è anche il luogo dove due miliardi di persone leggono aggiornamenti sui loro amici e notizie da tutto il mondo. È una piattaforma regolata da un complicato e rigidissimo algoritmo, una meraviglia digitale che Zuckerberg usa come prova della sua neutralità, scrivendo: “Entrambe le parti [politiche, in riferimento alle elezioni Usa del 2016, nda] se la prendono con contenuti e idee che non gli piacciono. Ecco cosa vuol dire amministrare una piattaforma aperta tutti”.

Non è così, anzi: è l’algoritmo stesso a minare alla radici la speranza di una piattaforma davvero neutrale.

Lo chiamano gaming the algorithm e non significa “giocare” con l’algoritmo, ma studiarlo e capirlo appieno al fine di usarlo a proprio favore.

Tale “gioco”, però, è morboso, si basa sui punti deboli di un sistema e permette spesso di trasformare un meccanismo sofisticato in un’arma.

Nel momento in cui il governo americano si trova costretto a indagare riguardo gli annunci pubblicitari su Facebook acquistati da personaggi vicini al Cremlino, e indirizzati a nicchie d’utenti ritenute “interessanti” a livello politico, è chiaro che siamo già molto lontani dalla neutralità percepita da Zuckerberg.

Il quale si complimenta per il fatto di aver ricevuto critiche sia da destra che da sinistra, come se ciò fosse sinonimo di super partes.

Capire Facebook è difficile, ma qui dobbiamo concentrarci su solo uno dei suoi prodotti, il News Feed. Come scrive Alexis Madrigal sull’Atlantic, si tratta di “uno dei prodotti di maggior successo di tutti i tempi. La gente spende ore e ore su Facebook proprio perché il News Feed le mostra le cose con cui vuole interagire”.

È il problema, potremmo dire, della “radicalizzazione da filter bubble”: siccome Facebook sa che un liberal potrebbe reagire male a un contenuto di destra, allora l’algoritmo ha cura di capire chi sono i suoi utenti, e dà loro ciò che vogliono.

Contenuti di destra per chi è di destra, di sinistra per chi è di sinistra; allo scopo di rendere l’esperienza su Facebook il più rassicurante e piacevole possibile e incentivarne l’uso e la permanenza.

Il grafico mostra come la diversità dei contenuti politici postati su Facebook diminuisca mano a mano che intervengono le varie funzioni di filtro.

È in questa reiterazione che si nasconde il pericolo dell’isolamento politico, la creazione di una realtà parallela in cui, per esempio, il sito complottista InfoWars ha lo spazio che nel mondo reale avrebbe la CNN o la BBC.

Allo stesso modo, un giovane liberal che posta contenuti su Bernie Sanders potrebbe ritrovarsi a osservare l’attualità attraverso la lente di un gruppo Facebook come Occupy Democrats, a sua volta isolandosi e generando sul suo feed un loop d’opinioni tutte conformi alle sue.

Il fatto che sia la destra che la sinistra ricevano lo stesso trattamento da parte del News Feed è ciò su cui si basa l’assurda percezione di neutralità di Zuckerberg.

Il Fondatore, insomma, confonde “non sono né di destra né di sinistra” con “non ho nessuna capacità di influenzare il dibattito pubblico”.

Un errore piuttosto ingenuo, che si sbriciola sotto il peso delle prove fornite dalla stessa azienda. Facebook, per esempio, ha spinto due milioni di cittadini statunitensi a registrarsi per il voto alle scorse elezioni e a quella britanniche: basta un banner, un promemoria e un link al posto giusto per il gigante a muovere masse di persone che i partiti storici non riuscirebbero mai a richiamare.

Infine, e questo è un esempio del potere emozionale ancor prima che politico del social network, nel 2014 il social network ha pubblicato i risultati di alcuni “esperimenti” portati avanti nel 2012 su 700mila utenti, i quali venivano bersagliati con post positivi o negativi, per registrarne le conseguenze emozionali.

Seguì un polverone e una serie di accuse al gigante, che si disse “dispiaciuto” ma anche sorpreso dalle reazioni contrariate a questi esperimenti. Ed è forse questo a dover preoccuparci di più: non tanto le capacità vere o presunte di Facebook quanto il distacco emotivo di un colosso da due miliardi di iscritti.

Pietro Minto

Contratto con gli italiani

Bozza di contratto di lavoro 2018 per tutte le categorie.

  1. GIORNI DI MALATTIA
    Non sarà più accettato il certificato medico come giustificazione di malattia.
    Se si riesce ad andare dal dottore si può benissimo andare anche al lavoro.
  2. GIORNI LIBERI E DI FERIE
    Ogni impiegato riceverà 104 giorni liberi all’anno. Si chiamano sabati e domeniche.
  3. BAGNO
    La nuova normativa prevede un massimo di 3 minuti per le necessità personali.
    Dopo suonerà un allarme, si aprirà la porta e verrà scattata una fotografia.
    Dopo il secondo ritardo in bagno, la foto verrà esposta in bacheca.
  4. PAUSA PRANZO
    4.1 – Gli impiegati magri riceveranno 30 minuti, perché hanno bisogno di mangiare di più per ingrassare.
    4.2 – Quelli normali riceveranno 15 minuti, per fare un pasto equilibrato e rimanere in forma.
    4.3 – Quelli in sovrappeso riceveranno 5 minuti, che sono più che sufficienti per uno slimfast.
  5. AUMENTI
    Gli aumenti di stipendio vengono correlati all’abbigliamento del lavoratore:
    5.1 – Se si veste con scarpe Prada da euro 350,00 o borsa Gucci da euro 600,00, si presume che il lavoratore stia bene economicamente e quindi non abbia bisogno di un aumento.
    5.2 – Se si veste troppo poveramente, si presume che il lavoratore debba imparare ad amministrare meglio le sue finanze e quindi non sarà concesso l’aumento.
    5.3 – Se si veste normalmente vuol dire che il lavoratore ha una retribuzione sufficiente e quindi non sarà concesso l’aumento.
  6. PAUSA CAFFE’
    Le macchine erogatrici di caffè/the saranno abolite.
    Ai lavoratori che lo richiederanno, all’inizio dell’orario di lavoro sarà messa
    sulla scrivania una tazzina piena di buon caffè/the caldo che potranno bersi durante la pausa comodamente seduti sulle loro sedie senza alzarsi e perdere tempo a raggiungere il distributore. Per chi volesse anche uno snack (ingordi) vi preghiamo tornare al punto 4.
  7. STRAORDINARI
    Gli straordinari non saranno piu’ pagati… se decidete di restare in ufficio oltre l’orario di lavoro significa che non avete altro da fare a casa quindi dovreste solo ringraziarci, se non ci fossimo noi vi annoiereste fuori di qui.

Vi ringraziamo per l’attenzione e Buon lavoro!

P.S. – Se avete letto questo testo in orario di lavoro vi verranno trattenuti 10 minuti di stipendio.

L’apocalisse italiana

Quando si pensa ai migranti e all’Islam, l’Italia non è un paese che viene subito in mente.

A differenza dei suoi vicini nordici, l’Italia non ha avuto un miracolo economico che avrebbe richiesto l’importazione massiccia di forza lavoro. Manca, difatti, un legame profondo ad una grande fonte di migrazione, come l’Asia meridionale per la Gran Bretagna. l’Italia non ha nemmeno sperimentato grandi atti di violenza jihadista come la Francia. A differenza della Svezia, poi, non si sentono racconti circa assalti di esaltati/pazzi e, a differenza del Belgio, non ci sono zone in cui è meglio non andare. A differenza dei Paesi Bassi, non è emerso nessun personaggio politico anti-islamico fiammeggiante paragonabile a Geert Wilders e, diversamente dalla Germania, nessun partito anti-immigrazione è diventato una forza politica significativa.

Ma, non meno delle controparti settentrionali, l’Italia merita attenzione perché sta subendo enormi cambiamenti. Probabilmente, tali cambiamenti sono ancor più pressanti, larghi e negati che nei paesi meglio noti dell’Europa.

Per cominciare, c’è la geografia. Non solo il famoso stivaletto d’Italia si inserisce notevolmente nel Mar Mediterraneo, rendendo il Paese un bersaglio allettante per i migranti clandestini marini, ma il territorio italiano raggiunge il Nord Africa: la piccola isola di Lampedusa, 6000 abitanti, si trova a sole 70 miglia dalla costa tunisina e 184 miglia dalla Libia. Nel 2016, ben 181.000 migranti sono entrati in Italia, quasi tutti illegali, quasi tutti via mare.

E’ stata una sfida anche quando Gheddafi di Libia cambiò idea è soffocò il flusso migratorio guadagnando, così, larghe concessioni dall’Italia in un gioco che ha anticipato quello che la Turchia di Erdogan ora gioca con la Germania. Ma dopo il rovescio di Gheddafi nell’ottobre 2011, l’anarchia in Libia presenta ancora maggiori problemi. Almeno Gheddafi poteva essere efficacemente pagato; quanto invece è più difficile occuparsi di una miriade di forti locali e di contrabbandieri?

Accrescendo la tendenza verso ciò che l’intellettuale francese Renaud Camus definisce una “grande sostituzione delle popolazioni”, nel 2016 ben 285.000 italiani hanno lasciato la propria patria. Un aumento significativo rispetto agli anni precedenti.
Poi c’è la storia. La presenza musulmana in Sicilia durò quasi cinque secoli, dal 827 al 1300, e sebbene sia meno celebre del dominio sulľAndalusia, gli islamisti ricordano di frequente quell’epoca e vogliono la Sicilia indietro! Roma, la sede della Chiesa cattolica, rappresenta un simbolo fondamentale dell’ironia e dell’ambizione islamica, rendendo altamente probabile il diventare un obiettivo della violenza jihadista.

Le tendenze demografiche italiane sono ancor peggiori rispetto all’Europa settentrionale, con un Tasso di Fertilità Totale (numero di figli per donna) di 1,3, ben al di sotto della vicina Francia (2,0). Il giornalista Giulio Meotti mi riferisce che il TFR dei migranti è quasi del 2,0 mentre quello delle italiane indigene è di circa 0,9. Alcune piccole cittadine cominciano ad estinguersi; una di esse, Candela, che ha visto la sua popolazione ridursi da 8.000 unità negli anni ’90 alle 2.700 di oggi, ha risposto offrendo una “casa fredda” per indurre gli immigrati economicamente produttivi a stabilirsi. Il ministro della sanità italiano, Beatrice Lorenzin, ha definito la tendenza demografica “un’apocalisse” per il Paese.

In combinazione, questi fattori sono suscettibili di produrre una “crisi civilizzativa” per l’Italia. Ma il muro del diniego è quasi completo. Sì, la Lega Nord e il Movimento Cinque Stelle si oppongono all’immigrazione libera, ma questo non è il loro obiettivo prioritario. Tuttavia, bannato il dibattito sull’immigrazione e l’islamismo nel Nord, è ancora peggio nel resto ďItalia. Le voci che hanno affrontato questi temi un decennio fa, come Magdi Allam, Oriana Fallaci, Fiamma Nirenstein, Emanuele Ottolenghi e Marcello Pera, non risuonano più. La negazione prevale.

Papa Francesco si è affermato come uno dei principali sostenitori della migrazione senza ostacoli e dell’accoglienza acritica dei migranti, rendendo ben più difficile la discussione su questo tema. Aggiungendosi alla deriva politica, il governo “senza traccia” del primo ministro Paolo Gentiloni promuove i cliché della sinistra standard, riconoscendo appena il movimento “tettonico” in corso (fenomeno di vasta portata n.d.t.).

Dopo aver percorso 12 città in Italia, ho avuto la netta impressione che la crisi migratoria è troppo pesante per la maggior parte degli italiani per poterla fronteggiare. (I lettori americani potrebbero confrontarli con la riluttanza dei loro connazionali per affrontare la minaccia di un… impulso elettromagnetico.)

Per me, una vignetta ben catturò l’immagine della nuova Italia in un parco a Padova: una statua è circondata da quattro panchine. Sette anziane donne italiane si raccolgono su una panchina, mentre otto uomini africani si adagiano sulle restanti tre panchine.

Questa scenetta riassume sia il reciproco disgusto che l’abbondante senso di superiorità dei migranti (verso gli italiani n.d.t.).

Cosa ci vorrà affinché gli italiani si sveglino e comincino ad affrontare la catastrofe demografica e civile che incombe sulla loro cultura unica?

La mia ipotesi: un grande attacco di matrice jihadista a Roma.

Fonte: Daniel Pipes – The Washington Times, trad. Vito Errico

Ristoranti del futuro 3

Il nome Beatles non significa niente di preciso, ma l’assonanza con la parola inglese beetle, che significa “scarafaggio”, fa sì che in Italia i quattro musicisti venissero chiamati “scarafaggi”. Il termine Beatles contiene peraltro la parola Beat che significa “pulsazione” e che individua l’elemento base della musica degli anni ’60, la “musica Beat”, appunto.

Ma gli scarafaggi di cui parleremo oggi sono quelli veri…

Abbiamo visto le scorse due “puntate” la suddivisione degli invertebrati e come all’interno della stessa classe vi siano alcuni invertebrati di cui facciamo uso dal punto di vista alimentare. Abbiamo anche accennato alla possibilità di utilizzare gli insetti come mangimi per animali.

La produzione di mangimi a base di insetti presenta anche alcuni vantaggi per l’ambiente, perché gli insetti sono animali a sangue freddo e quindi molto efficienti nel convertire gli alimenti in biomassa.

I tassi di conversione nutrizionale per la carne (cioè quanto mangime è necessario per produrre un incremento in peso corporeo di un animale) variano largamente a seconda della specie e delle pratiche di allevamento utilizzate. In media, gli insetti possono convertire 2 kg di cibo in 1 kg di massa, laddove un bovino necessita 8 kg di cibo per produrre l’aumento di 1 kg di peso corporeo.

La produzione di gas serra da parte della maggioranza degli insetti è probabilmente più bassa di quella del bestiame convenzionale. Per esempio, i suini producono fra 10 e 100 volte più gas serra per kg di peso di quello prodotto dai vermi della farina.

Gli insetti possono nutrirsi di rifiuti organici come resti di cibo e feci umane, compost e liquami animali, e possono trasformarli in proteine di alta qualità a loro volta utilizzabili per l’alimentazione animale. Tale pratica è consentita in alcuni paesi, ma vietata nell’Unione europea.

Gli insetti utilizzano meno acqua del bestiame convenzionale. I vermi della farina, ad esempio, sono molto più resistenti alla mancanza d’acqua dei bovini.

Infine, l’allevamento di insetti è meno dipendente dalla disponibilità di terreno del bestiame convenzionale.

Il contenuto nutrizionale degli insetti dipende dal loro stadio vitale, dall’habitat e dalla dieta. Tuttavia è largamente accertato che:

  • Gli insetti forniscono proteine di alta qualità e nutrienti paragonabili a quelli forniti dalla carne e dal pesce.
  • Molte specie di insetti presentano un’alta quantità di acidi grassi. Essi sono anche ricchi in fibre e micronutrienti quali rame, ferro, magnesio, manganese, fosforo, selenio e zinco.
  • Gli insetti presentano un basso rischio di trasmissione di zoonosi (malattie trasmesse dagli animali all’uomo) quali l’H1Nr1 (influenza aviaria) o la Bse (malattia della mucca pazza).

Dal punto di vista dei consumatori, la maggioranza di essi concorda che nutrire polli e pesci con mangimi contenenti insetti sia più naturale per l’animale e renda un prodotto di miglior qualità rispetto a quelli allevati con mangimi a base di soia.

Gli insetti rappresentano una fonte di proteine e amminoacidi interessante e potrebbero quindi integrare la dieta di animali da reddito e da compagnia in modo più efficiente rispetto agli altri animali tradizionalmente allevati per l’alimentazione. Dal punto di vista della nutrizione animale potrebbero sostituire materie prime come la soia (principale fonte proteica) o gli integratori più o meno di sintesi apportatori di aminoacidi, acidi grassi essenziali (ω-6, ω-3) e sali minerali.

Non di minor conto poi le proprietà omeoterapiche che renderebbero questa fonte alimentare importante nel sostenere soprattutto le prime fasi di sviluppo animale, soggette a soventi squilibri con elevata mortalità se non prevenuti con trattamenti terapici o mangimi medicati (ad esempio gli avicoli a lento accrescimento della biodiversità veneta).

Ma gli insetti possono entrare a far parte della dieta umana?

Senza dubbio rappresentano una delle soluzioni più accreditate del futuro per contrastare il crescente fabbisogno alimentare. È accettato dalla comunità scientifica, infatti, che entro il 2050 la popolazione mondiale sarà di oltre 9 miliardi di persone per le quali sarà necessario trovare nuove soluzioni di approvvigionamento alimentare.

Alcuni docenti, a margine di un convegno tenutosi a Palermo, hanno affermato che gli insetti forniscono cibo a basso costo ambientale, sono compatibili con la dieta umana e rappresentano un’interessante soluzione per soddisfare il bisogno alimentare che il pianeta si troverà ad esprimere nell’immediato futuro.

Inoltre pare che l’allevamento degli insetti come alimento e mangime, nonostante sia ancora allo stato embrionale, avrà una crescita che farà probabilmente emergere anche nuove importanti sfide.

Numerose ricerche scientifiche attestano il contributo che gli insetti hanno sugli ecosistemi, le diete, la disponibilità alimentare e i mezzi di sussistenza sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Tali benefici, però, sono in gran parte sconosciuti soprattutto nella nostra cultura dove gli insetti sono visti con diffidenza e raccapriccio.

Da un punto di vista nutrizionale, oltre ad apportare proteine di alto valore sono una buona fonte di acidi grassi monoinsaturi e/o polinsaturi e sono ricchi di micronutrienti (calcio, rame, ferro, zinco, magnesio, manganese e selenio), folati e vitamine del gruppo B. Ci potrebbero però ancora essere alcuni aspetti da investigare, soprattutto per quanto riguarda la loro digeribilità e l’assorbimento. La presenza di chitina, componente del loro esoscheletro, potrebbe infatti essere un fattore critico, anche se si è visto che c’è una digestione gastrica che permette poi l’assorbimento intestinale delle proteine e dei nutrienti principali.

Gli usi che si stanno sperimentando per la nutrizione umana sono comunque interessanti. Farine di insetti (grilli, per esempio) sono addizionate in quantità fino al 20% in pasta e biscotti, facendo aumentare di conseguenza il loro valore nutrizionale e costringendo a ripensare alla dieta nel suo insieme quando queste fonti proteiche sono introdotte. Se nutrirsi di insetti non è una novità per almeno un terzo della popolazione mondiale, alle nostre latitudini stiamo ancora facendo i conti con i preconcetti, ma anche con la voglia di scoprire di cosa si tratti.

Fino a poco tempo fa vietati per l’uso alimentare nell’Unione Europea (mentre gli studi in ambito mangimistico sono ben più avanzati) gli insetti (adulti o loro larve) potranno venir proposti per l’alimentazione umana dal primo gennaio del 2018, grazie a un nuovo Regolamento UE che permetterà la commercializzazione in tutti i Paesi Membri, abbattendo così il primo muro di diffidenza e aprendo la strada a una produzione controllata e sicura da un punto di vista igienico-sanitario come accade per qualsiasi alimento in vendita.

Mangiare insetti commestibili è un’idea che ripugna ma incuriosisce.

Nella storia dell’umanità non esistono tradizioni alimentari basate su insetti, che sono un cibo di sussistenza solo in regioni con cibo scarso. Le aree dove li considerano commestibili sono a macchia di leopardo, nel mondo. In alcune enclave asiatiche, sì, e il “casu martzu”, il famoso formaggio coi vermi Sardo di cui ho parlato in “Ristoranti del futuro 2“, è da alcuni reputato una delizia: ma non per questo si può generalizzare dicendo che i cinesi e i sardi mangiano insetti.

In Occidente abbiamo un pregiudizio culturale e pensiamo che gli insetti, solo perché sono mangiati in Paesi in via di sviluppo, non possano essere buoni.

Molluschi, granchi, aragoste e gamberi, se ci pensiamo bene, visti da vicino non appaiono poi molto diversi da alcuni insetti. In Thailandia si mangiano scorpioni arrostiti e ragni fritti, che sono considerati dalla popolazione locale delle vere e proprie leccornie: sono aracnidi molto diffusi nello street food asiatico insieme ad insetti come grilli, locuste e bachi che vengono fritti, arrostiti o stufati con salse piccanti. Le termiti e i bruchi sono considerati un ottimo alimento in buona parte dell’Africa, mentre in Madagascar si possono assaggiare alcune specie di farfalle fritte con la pastella. Potrei continuare a lungo, perché gli insetti commestibili, secondo la Fao, appartengono alla dieta di 2 miliardi di persone, quasi un terzo della popolazione mondiale.

Tuttavia gli insetti non sono un alimento tradizionale, per nulla. Sono considerati difatti novel food, quindi soggetti a nuove indagini e controlli di cautela.

Se poi pensiamo alle nostre abitudini alimentari regionali, come le lumache in alcune regioni del Sud, o le rane nel Vercellese, allora forse, mangiare insetti non è poi così lontano. Personalmente, pur avendo mangiato cose che voi umani non potete neanche immaginare, non sono favorevole, ma, come si dice, mai dire mai!

Ristoranti del futuro 2

È forse il formaggio sardo di cui si parla di più al mondo. “Su Casu Martzu”, tradotto letteralmente “il formaggio marcio”, è uno dei prodotti più particolari del mondo. Ovviamente, comprendo la titubanza di chi incontra per la prima volta sulla sua tavola la mitica forma di formaggio con i vermi ma chi supera la diffidenza non riesce più a dimenticarselo. Giusto per la precisione, non si tratta di formaggio “andato a male”, ma di formaggio fermentato con l’aiuto di larve. Anche in Puglia ne abbiamo uno simile, “Lu Casu Puntu” o “Casu cu lli ièrmi”.

Io non sono un esperto gastronomo ma più un “curioso” e amo scovare ciò che lega il territorio che sto visitando con i sapori della sua tavola. Mi è capitato di assaggiarlo e devo dire che, superato il timore iniziale, è una delle cose più buone che abbia mai mangiato.

In “Ristoranti del futuro” abbiamo iniziato a parlare di animali e di specializzazioni, passando dagli organismi più semplici, le spugne, fino ad arrivare ai molluschi.

Proseguiamo nella nostra classificazione dagli anellidi.

Gli anellidi sono anche detti “vermi segmentati”, per il loro corpo cilindrico, vermiforme, diviso in segmenti (anelli o metameri). Anche se negli anellidi la segmentazione del corpo è ancora primitiva, (caratterizzata da poche differenze tra i diversi metameri), l’effetto evolutivo della metameria è di enorme importanza poiché ha reso possibile lo sviluppo di strutture e di funzioni dalla complessità assai più elevata.

Altra importante conquista evolutiva degli anellidi è la presenza del celoma, una cavità interna piena di liquido che contiene e protegge i principali organi. Essi hanno colonizzato la maggior parte degli ambienti, infatti vi sono specie terrestri, d’acqua dolce e specialmente marine, con forme parassite e mutualistiche. Le loro dimensioni possono variare dal millimetro fino ai tre metri.

Il corpo degli anellidi è dato dal ripetersi di numerosi metameri, tutti uguali tranne i primi due (che portano gli organi di senso e la bocca) e l’ultimo (che porta l’ano). La parete del corpo è costituita da robusti muscoli circolari e longitudinali adattati a nuotare, a strisciare e a scavare; è ricoperta da un sottile strato di epidermide che è mantenuta sempre umida. Presenta inoltre delle setole utilizzate per facilitare il movimento.

Il sistema circolatorio comprende sei cuori pulsanti e due lunghi vasi longitudinali, collegati per mezzo di una coppia di vasi trasversali per ogni metamero. Non esistono invece, in generale, organi dedicati alla respirazione, che è essenzialmente di tipo cutanea, cioè avviene attraverso l’epidermide grazie alla presenza della rete di capillari superficiali. L’intestino, non metamerico, è un tubo diritto che attraversa tutto il corpo dell’animale. Il sistema escretore è costituito da una coppia di nefridi per ciascun metamero. Il liquido presente nel celoma viene spinto nel nefridio, dove le sostanze necessarie vengono riassorbite e i prodotti di rifiuto vengono eliminati.

Le classi principali del phylum degli anellidi sono tre:

  • Oligocheti
    • Gli oligocheti vivono soprattutto nelle acque dolci o nel terreno. Il rappresentante più noto è il lombrico. I lombrichi svolgono un ruolo fondamentale nell’ecologia del suolo, che viene smosso, ossigenato e reso fertile dalla loro azione.
  • Policheti
    • La maggior parte dei policheti vive in ambiente marino. In questo ambiente troviamo specie scavatrici, sedentarie, striscianti sui fondali o natanti.
  • Irudinei
    • Gli irudinei o sanguisughe sono parassiti o predatori. Le due estremità del corpo sono trasformate in ventose e la bocca si apre nella ventosa anteriore. Le sanguisughe sono diffuse soprattutto nelle acque dolci. Le specie che si nutrono di sangue si attaccano ad ospiti, sia vertebrati che invertebrati, ed incidono la pelle con le mascelle, succhiando il sangue per mezzo di una proboscide.

Gli echinodermi sono invertebrati marini a vita sedentaria, la maggior parte dei quali presenta una struttura corporea a simmetria raggiata. Il nome “echinodermi” deriva dall’aspetto spinoso della superficie corporea esterna. Di questo gruppo fanno parte tra gli altri le stelle marine e i ricci di mare.

Benché la struttura degli echinodermi sia unica nel regno animale, la loro fase embrionale (che è a simmetria bilaterale ed è mobile) presenta una somiglianza con quella dei cordati, con i quali si ritiene ci sia una parentela filogenetica.

Caratteristica degli echinodermi è la presenza di uno scheletro sotto la pelle (dermascheletro), costituito da numerose piastre calcaree spesso fornite di tubercoli o aculei. Questo scheletro, composto da carbonato di calcio e magnesio, permette la flessibilità del corpo quando i suoi pezzi sono piccoli e non completamente saldati come nelle stelle; in caso contrario costituisce un rivestimento rigido, come nei ricci.

Una particolarità che accomuna i componenti del gruppo è quella relativa al movimento.

Gli echinodermi hanno, all’interno del corpo, un sistema di canali acquiferi, che servono loro per respirare, per catturare la preda e per la locomozione. L’acqua, passa attraverso un complicato sistema di canali connesso con piccoli pedicelli ambulacrali.

Ogni animale possiede centinaia di pedicelli ambulacrali, che escono attraverso minuscoli fori del dermascheletro e terminano con una ventosa.

Regolando il flusso del liquido nei canali l’animale può allungare o ritirare i pedicelli, permettendo l’adesione al substrato e il movimento su di esso.

Gli artropodi sono animali invertebrati caratterizzati da uno scheletro esterno (esoscheletro) e da appendici articolate. Letteralmente il termine artropode significa “con arti articolati”.

Il phylum degli artropodi è il più vasto del regno animale: ne sono state descritte oltre un milione di specie e ciò dimostra come la loro struttura di base sia versatile e adattabile a diversi modi di vita. Gli artropodi sono infatti diffusi in quasi tutti gli habitat.

L’esoscheletro è costituito da una proteina chiamata chitina, che conferisce resistenza e impermeabilità all’intera struttura. Dal momento però che la robustezza e l’elasticità dell’esoscheletro diminuiscono con l’aumentare della massa corporea, gli artropodi non raggiungono mai grandi dimensioni.

L’esoscheletro, inoltre, è una struttura rigida che non si può dilatare e, dunque, impedisce la crescita. È per questo che gli artropodi, nel corso del loro ciclo vitale, vanno incontro a numerose mute, in occasione delle quali perdono la vecchia cuticola (esuvia) per svilupparne un’altra, via via più grande. Subito dopo la muta, quando la nuova cuticola non è ancora ben sclerificata, l’animale è particolarmente vulnerabile.

Il corpo è suddiviso in tanti segmenti o metameri, che nelle forme più primitive tendono ad essere uguali (come già visto negli anellidi), mentre nelle forme più evolute si sono differenziati e raggruppati a formare regioni corporee ben definite: il capo, il torace (o cefalotorace) e l’addome.

Le appendici articolate nelle forme più primitive sono presenti in tutti i segmenti. Con la differenziazione, le zampe tendono a rimanere solo nei segmenti toracici. Le appendici delle altre zone del corpo spariscono o si trasformano per assolvere ad altre funzioni (antenne, mandibole, chele, ecc.)

La riproduzione è esclusivamente sessuata, e avviene attraverso la deposizione di uova fecondate. Molte specie hanno uno sviluppo indiretto, cioè attraversano una o più fasi larvali prima di diventare adulti: queste fasi prendono il nome di metamorfosi.

Il phylum degli artropodi comprende 4 classi principali: i crostacei, gli aracnidi, i miriapodi e gli insetti.

I crostacei comprendono quasi esclusivamente animali acquatici marini, sebbene siano ampiamente rappresentati anche nelle acque dolci e sia nota qualche specie terrestre (porcellino di terra). Sono di dimensioni molto variabili, da microscopiche a qualche decina di centimetri.

Caratteristica comune ai crostacei è la presenza di due coppie di appendici sensoriali (antennule e antenne) sul capo. Hanno un elevato numero di zampe (almeno 5 paia) e spesso presentano il primo paio di appendici trasformate in robuste “chele”, utilizzate per la difesa e per l’offesa.

Nella maggior parte dei crostacei, il torace e il capo sono fusi assieme a costituire un cefalotorace. Esso è ricoperto da un piastrone detto carapace, reso più rigido dalla deposizione di carbonato di calcio.

Nei crostacei più primitivi vi sono ancora segni di metameria omonoma. Tipicamente tutti i segmenti addominali recano appendici locomotorie, che diventano più piccole avvicinandosi all’ultimo segmento.

Un tipico esempio di avanzamento della differenziazione dei segmenti si ha nei granchi. In questi crostacei evoluti, l’addome non presenta più appendici: è anzi ridotto e rivoltato sotto al cefalotorace.

Gli aracnidi sembrano essere stati fra i primi animali a colonizzare la terraferma.

Il corpo degli aracnidi è diviso in due parti:

  • il cefalotorace, che non ha antenne e porta gli organi di senso e sei paia di appendici. Il primo paio di appendici sono i cheliceri, che possono terminare con chele o con una punta velenosa; il secondo paio è rappresentato dai pedipalpi, che possono avere la funzione di presa del cibo o di organi di senso; le altre quattro paia sono le zampe.
  • l’addome, privo di appendici, porta gli orifizi genitali.

Molti aracnidi sono predatori di piccoli insetti, ma certe specie, come ad esempio le tarantole catturano facilmente topi o piccole lucertole. Normalmente la digestione del cibo avviene all’esterno del corpo, prima dell’ingestione, mediante fluidi digestivi secreti dall’organismo direttamente sugli alimenti.

Degli aracnidi fanno parte:

  • Ragni: hanno addome non segmentato e provvisto di ghiandole sericee con cui producono la seta per la costruzione della “tela”.
  • Scorpioni: hanno addome segmentato, un lungo e sottile postaddome, o coda, che termina con un pungiglione e pedipalpi molto sviluppati.
  • Acari e zecche: piccoli animali in cui tutte le parti del corpo si sono fuse insieme; comprendono molte specie parassite sia di animali che di piante.

I miriapodi sono animali dal corpo metamerico formato di un capo che porta due antenne e di solito ocelli ed un lungo tronco composto da una serie di segmenti uguali, che portano le zampe. Ai miriapodi appartengono i diplopodi e i chilopodi.

Diplopodi, ad esempio i millepiedi, in ogni segmento del tronco hanno due paia di zampe; presentano due occhi semplici, un paio di mandibole, due brevi antenne e, nella maggior parte delle specie, ghiandole che producono secrezioni maleodoranti tali da respingere o uccidere gli insetti predatori. Vivono in luoghi bui e umidi e si nutrono di materiali vegetali in decomposizione.

Chilopodi, come i centopiedi, hanno ogni segmento del tronco che porta un solo paio di zampe; il primo paio di zampe è modificato in un paio di artigli velenosi. Molti chilopodi sono in grado di infliggere una puntura velenosa che in certi casi può essere pericolosa anche per gli esseri umani. I chilopodi sono animali notturni lucifughi, che durante il giorno restano immobili sotto le pietre o le foglie secche. Sono tutti carnivori, predatori rapidi ed efficienti.

Gli insetti sono i più complessi e perfezionati animali invertebrati. Questa classe rappresenta il più grande tra i raggruppamenti di animali che popolano la terra, annoverando oltre un milione di specie, pari ai cinque sesti dell’intero regno animale.

Gli insetti sono distribuiti in tutto il mondo, dalle regioni polari ai tropici, e popolano ambienti disparati, terrestri e acquatici. Le loro dimensioni corporee variano molto: da insetti più piccoli di un millimetro si arriva a farfalle con apertura alare di 30 cm.

Tra gli insetti vi sono specie parassite, saprofite e simbionti; diverse specie conducono una vita sociale molto complessa come ad esempio le api, le formiche, le termiti, e così via, e ricoprono un ruolo ecologico insostituibile nella vita del nostro pianeta.

Gli insetti hanno il corpo suddiviso in tre parti distinte (capo, torace e addome), presentano tre paia di zampe articolate attaccate al torace e, solitamente, sono dotati di ali.

Il capo è la regione anteriore: è formato dalla fusione di sei segmenti che si sono saldati tra loro a formare un rivestimento rigido e continuo.

Sul capo sono presenti un paio di antenne, l’apparato boccale e gli occhi composti e spesso gli ocelli.

Gli occhi composti sono gli organi della vista, posti sui lati del capo. La superficie dell’occhio composto è suddivisa in faccette esagonali, ognuna delle quali corrisponde a un’unità visiva (ommatidio) e percepisce solo una piccola parte del campo visivo. Sommando come in un mosaico le immagini parziali di ogni ommatidio, l’occhio composto raccoglie l’immagine completa.

Gli ocelli sono, invece, occhi primitivi, più semplici, presenti in numero di tre, meno frequentemente due, oppure assenti del tutto. Sono localizzati nella regione frontale, davanti agli occhi composti, oppure sul vertice, fra gli occhi o dietro questi.

Le antenne sono organi essenziali, usati dagli insetti, per percepire gli stimoli esterni e relazionarsi con l’ambiente circostante. Attraverso questi organi gli insetti percepiscono il tatto, le variazioni di pressione, il suono, l’umidità dell’aria, e la temperatura.

Come le altre appendici, anche le antenne sono formate da singoli pezzi tra loro articolati. Alcune hanno forma semplice e filiforme, altre hanno forme e la loro forma è utile per identificarlo e per capire il tipo di vita che conduce.

Le appendici dell’apparato boccale derivano da una profonda trasformazione dei primi metameri del corpo. Nel complesso, l’apparato boccale è composto esternamente dal labbro superiore, da un paio di mandibole, da un paio di mascelle e dal labbro inferiore.

Modificando queste parti, i diversi gruppi di insetti hanno trasformato la bocca in un attrezzo specializzato. L’apparato boccale più diffuso è adattato alla presa di alimenti e alla loro triturazione sommaria e viene detto perciò apparato boccale masticatore.

Api e bombi hanno parti boccali lambente succhiatore, adatto sia a masticare che succhiare.

I lepidotteri hanno una spiritromba, una vera e propria “cannuccia”, che a riposo viene tenuta avvolta a spirale sotto il capo, con cui sono in grado di raggiungere il nettare nel fondo dei calici dei fiori (in alcune specie può arrivare a 30 cm.!).

Il torace è la regione intermedia del corpo, che porta le 3 paia di zampe e le ali.

Le zampe come l’apparato boccale variano di specie in specie. La loro funzione primaria è quella locomotoria. Adattamenti morfologici e anatomici sono spesso finalizzati a funzioni come il nuoto, la predazione, lo scavo, il salto.

Le ali in numero massimo di due paia, possono mancare completamente in alcuni ordini di insetti, oppure possono cadere spontaneamente in un determinato momento della vita dell’insetto. Nei coleotteri, invece, il primo paio di ali si è trasformato in coperture rigide (elitre), che servono a proteggere le due delicate ali membranose, quando queste sono a riposo. I ditteri ne possiedono un paio soltanto, perché il secondo si è trasformato in una coppia di strutture utilizzate come bilancieri nel volo.

L’addome è la regione morfologica in cui hanno sede gli organi della riproduzione.

Le appendici addominali sono in genere poco evidenti in confronto a quelle toraciche e cefaliche. Nella maggior parte degli insetti sono presenti gli organi genitali esterni: nei maschi è presente l’organo copulatore, nelle femmine l’ovopositore. L’ovopositore può raggiungere anche un notevole sviluppo e talora si trasforma in aculeo e diventa uno strumento di offesa e difesa.

Altre appendici diffuse in molti insetti sono i cerci, inserite ai lati della parte terminale dell’addome: in genere sono sede di recettori sensoriali, ma in alcuni insetti possono svolgere anche altri scopi. Caratteristici cerci sono quelli conformati a forcipe nei dermatteri (forbicine) oppure quelli lunghi e filiformi nei tisanuri (pesciolino d’argento).

Gli insetti hanno un apparato escretore, costituito da numerosi tubi che raccolgono le sostanze di rifiuto dalla cavità addominale e le espellono all’esterno.

L’apparato circolatorio è in parte vascolare e in parte lacunare, comprende il cuore, a forma di tubo pulsante, e l’aorta, dove circola l’emolinfa.

L’apparato respiratorio è formato da trachee ramificate in comunicazione con l’esterno per mezzo di aperture dette stigmi. Il sistema nervoso è molto complesso e diviso anch’esso in tre parti: sistema nervoso centrale, viscerale, e periferico. L’apparato digerente è suddiviso in tre parti: intestino anteriore, medio e posteriore, la digestione vera e propria avviene nell’intestino medio.

La riproduzione avviene in genere per via sessuale, ma sono presenti anche forme di riproduzione non sessuale, come la partenogenesi. Gli insetti sono nella quasi totalità ovipari. Lo sviluppo postembrionale avviene normalmente per metamorfosi.

Si riconoscono due forme fondamentali di metamorfosi: quella completa (olometabolia) e quella incompleta (emimetabolia). Più rare sono le specie che non compiono metamorfosi, detti ametaboli: ne sono un esempio i tisanuri, che presentano insetti neonati essenzialmente simili agli adulti.

Nel caso di metamorfosi completa, l’uovo dell’insetto si schiude per produrre una larva, completamente diversi dagli adulti anche per quanto riguarda l’alimentazione.

Questa si nutre e accresce le proprie dimensioni compiendo un numero di mute in genere compreso tra tre e nove. Alla fine del periodo larvale l’insetto fila un bozzolo intorno al proprio corpo, oppure si costruisce una cella e si trasforma in pupa o crisalide. In questa fase l’insetto è quiescente e non si nutre, mentre il suo corpo, attraverso un’intensissima attività metabolica, assume gradualmente la forma dell’insetto maturo. Quando la pupa è completamente sviluppata, esce dal bozzolo o dalla cella sotterranea, si libera dell’esoscheletro pupale ed emerge sotto forma di insetto completo.

Nel caso di metamorfosi incompleta, l’insetto nasce già in una forma, chiamata ninfa, piuttosto simile all’adulto, ma priva di ali. Da questa, attraverso una serie di mute, si sviluppa la neanide, che ha ali e apparato riproduttivo solo parzialmente sviluppati. La ninfa si trasforma quindi in adulto mediante un processo graduale, che non prevede lo stadio di pupa.

La classe degli insetti può essere suddivisa in due sottoclassi: gli apterigoti (insetti senza ali) e gli pterigoti (insetti con ali allo stadio adulto). Gli apterigoti comprendono 4 ordini, gli pterigoti ne comprendono 27.

Tra questi, possiamo ricordare:

  • Odonati – occhi composti grandi, mandibole massicce, labium modificato in una struttura prensile due paia di ali mantenute allargate o verticali, trasparenti e ricche di nervature. Ad esempio: Libellula.
  • Mantoidei – primo paio di zampe grandi e raptatorie, protorace allungato, capo mobile, occhi composti grandi, ali anteriori ispessite, ali posteriori membranose. Ad esempio: Mantide religiosa
  • Ortotteri – apparato boccale masticatore, ali anteriori coriacee, ali posteriori a ventaglio, zampe posteriori lunghe adattate per il salto, sono insetti erbivori, emimetaboli. Ad esempio: Cavallette, grilli.
  • Coleotteri – corpo molto sclerotizzato, ali anteriori coriacee, modificate in coperture rigide, dette elitre, queste rivestono le ali posteriori, parti boccali pungenti, antenne lunghe, olometaboli. Ad esempio: Scarabeo, coccinella.
  • Imenotteri – parti boccali allungate e modificate per succhiare il nettare dei fiori, due paia di ali, ali posteriori piccole accoppiate alle anteriori, antenne ben sviluppate, femmine con ovopositore modificato per pungere. Le larve sono prive di zampe, molli, bianche, simili a bruchi sono insetti sociali. Ad esempio: Api, formiche, vespe.
  • Ditteri – un paio di ali anteriori membranose ed un paio posteriori ridotte e trasformate in bilancieri, capo grande e mobile, grandi occhi composti, parti boccali adatte per succhiare e leccare. Sono importanti vettori di malattie. Ad esempio: Mosche, zanzare.
  • Lepidotteri – le larve sono bruchi con apparato boccale masticatore, negli adulti è succhiatore, con mascelle fuse a formare una proboscide; due paia di ali membranose e variopinte, ricoperte di squame. Ad esempio: Farfalle.

La prossima volta vedremo se possiamo considerare gli insetti “il cibo del futuro”!