Ristoranti del futuro 3

Il nome Beatles non significa niente di preciso, ma l’assonanza con la parola inglese beetle, che significa “scarafaggio”, fa sì che in Italia i quattro musicisti venissero chiamati “scarafaggi”. Il termine Beatles contiene peraltro la parola Beat che significa “pulsazione” e che individua l’elemento base della musica degli anni ’60, la “musica Beat”, appunto.

Ma gli scarafaggi di cui parleremo oggi sono quelli veri…

Abbiamo visto le scorse due “puntate” la suddivisione degli invertebrati e come all’interno della stessa classe vi siano alcuni invertebrati di cui facciamo uso dal punto di vista alimentare. Abbiamo anche accennato alla possibilità di utilizzare gli insetti come mangimi per animali.

La produzione di mangimi a base di insetti presenta anche alcuni vantaggi per l’ambiente, perché gli insetti sono animali a sangue freddo e quindi molto efficienti nel convertire gli alimenti in biomassa.

I tassi di conversione nutrizionale per la carne (cioè quanto mangime è necessario per produrre un incremento in peso corporeo di un animale) variano largamente a seconda della specie e delle pratiche di allevamento utilizzate. In media, gli insetti possono convertire 2 kg di cibo in 1 kg di massa, laddove un bovino necessita 8 kg di cibo per produrre l’aumento di 1 kg di peso corporeo.

La produzione di gas serra da parte della maggioranza degli insetti è probabilmente più bassa di quella del bestiame convenzionale. Per esempio, i suini producono fra 10 e 100 volte più gas serra per kg di peso di quello prodotto dai vermi della farina.

Gli insetti possono nutrirsi di rifiuti organici come resti di cibo e feci umane, compost e liquami animali, e possono trasformarli in proteine di alta qualità a loro volta utilizzabili per l’alimentazione animale. Tale pratica è consentita in alcuni paesi, ma vietata nell’Unione europea.

Gli insetti utilizzano meno acqua del bestiame convenzionale. I vermi della farina, ad esempio, sono molto più resistenti alla mancanza d’acqua dei bovini.

Infine, l’allevamento di insetti è meno dipendente dalla disponibilità di terreno del bestiame convenzionale.

Il contenuto nutrizionale degli insetti dipende dal loro stadio vitale, dall’habitat e dalla dieta. Tuttavia è largamente accertato che:

  • Gli insetti forniscono proteine di alta qualità e nutrienti paragonabili a quelli forniti dalla carne e dal pesce.
  • Molte specie di insetti presentano un’alta quantità di acidi grassi. Essi sono anche ricchi in fibre e micronutrienti quali rame, ferro, magnesio, manganese, fosforo, selenio e zinco.
  • Gli insetti presentano un basso rischio di trasmissione di zoonosi (malattie trasmesse dagli animali all’uomo) quali l’H1Nr1 (influenza aviaria) o la Bse (malattia della mucca pazza).

Dal punto di vista dei consumatori, la maggioranza di essi concorda che nutrire polli e pesci con mangimi contenenti insetti sia più naturale per l’animale e renda un prodotto di miglior qualità rispetto a quelli allevati con mangimi a base di soia.

Gli insetti rappresentano una fonte di proteine e amminoacidi interessante e potrebbero quindi integrare la dieta di animali da reddito e da compagnia in modo più efficiente rispetto agli altri animali tradizionalmente allevati per l’alimentazione. Dal punto di vista della nutrizione animale potrebbero sostituire materie prime come la soia (principale fonte proteica) o gli integratori più o meno di sintesi apportatori di aminoacidi, acidi grassi essenziali (ω-6, ω-3) e sali minerali.

Non di minor conto poi le proprietà omeoterapiche che renderebbero questa fonte alimentare importante nel sostenere soprattutto le prime fasi di sviluppo animale, soggette a soventi squilibri con elevata mortalità se non prevenuti con trattamenti terapici o mangimi medicati (ad esempio gli avicoli a lento accrescimento della biodiversità veneta).

Ma gli insetti possono entrare a far parte della dieta umana?

Senza dubbio rappresentano una delle soluzioni più accreditate del futuro per contrastare il crescente fabbisogno alimentare. È accettato dalla comunità scientifica, infatti, che entro il 2050 la popolazione mondiale sarà di oltre 9 miliardi di persone per le quali sarà necessario trovare nuove soluzioni di approvvigionamento alimentare.

Alcuni docenti, a margine di un convegno tenutosi a Palermo, hanno affermato che gli insetti forniscono cibo a basso costo ambientale, sono compatibili con la dieta umana e rappresentano un’interessante soluzione per soddisfare il bisogno alimentare che il pianeta si troverà ad esprimere nell’immediato futuro.

Inoltre pare che l’allevamento degli insetti come alimento e mangime, nonostante sia ancora allo stato embrionale, avrà una crescita che farà probabilmente emergere anche nuove importanti sfide.

Numerose ricerche scientifiche attestano il contributo che gli insetti hanno sugli ecosistemi, le diete, la disponibilità alimentare e i mezzi di sussistenza sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Tali benefici, però, sono in gran parte sconosciuti soprattutto nella nostra cultura dove gli insetti sono visti con diffidenza e raccapriccio.

Da un punto di vista nutrizionale, oltre ad apportare proteine di alto valore sono una buona fonte di acidi grassi monoinsaturi e/o polinsaturi e sono ricchi di micronutrienti (calcio, rame, ferro, zinco, magnesio, manganese e selenio), folati e vitamine del gruppo B. Ci potrebbero però ancora essere alcuni aspetti da investigare, soprattutto per quanto riguarda la loro digeribilità e l’assorbimento. La presenza di chitina, componente del loro esoscheletro, potrebbe infatti essere un fattore critico, anche se si è visto che c’è una digestione gastrica che permette poi l’assorbimento intestinale delle proteine e dei nutrienti principali.

Gli usi che si stanno sperimentando per la nutrizione umana sono comunque interessanti. Farine di insetti (grilli, per esempio) sono addizionate in quantità fino al 20% in pasta e biscotti, facendo aumentare di conseguenza il loro valore nutrizionale e costringendo a ripensare alla dieta nel suo insieme quando queste fonti proteiche sono introdotte. Se nutrirsi di insetti non è una novità per almeno un terzo della popolazione mondiale, alle nostre latitudini stiamo ancora facendo i conti con i preconcetti, ma anche con la voglia di scoprire di cosa si tratti.

Fino a poco tempo fa vietati per l’uso alimentare nell’Unione Europea (mentre gli studi in ambito mangimistico sono ben più avanzati) gli insetti (adulti o loro larve) potranno venir proposti per l’alimentazione umana dal primo gennaio del 2018, grazie a un nuovo Regolamento UE che permetterà la commercializzazione in tutti i Paesi Membri, abbattendo così il primo muro di diffidenza e aprendo la strada a una produzione controllata e sicura da un punto di vista igienico-sanitario come accade per qualsiasi alimento in vendita.

Mangiare insetti commestibili è un’idea che ripugna ma incuriosisce.

Nella storia dell’umanità non esistono tradizioni alimentari basate su insetti, che sono un cibo di sussistenza solo in regioni con cibo scarso. Le aree dove li considerano commestibili sono a macchia di leopardo, nel mondo. In alcune enclave asiatiche, sì, e il “casu martzu”, il famoso formaggio coi vermi Sardo di cui ho parlato in “Ristoranti del futuro 2“, è da alcuni reputato una delizia: ma non per questo si può generalizzare dicendo che i cinesi e i sardi mangiano insetti.

In Occidente abbiamo un pregiudizio culturale e pensiamo che gli insetti, solo perché sono mangiati in Paesi in via di sviluppo, non possano essere buoni.

Molluschi, granchi, aragoste e gamberi, se ci pensiamo bene, visti da vicino non appaiono poi molto diversi da alcuni insetti. In Thailandia si mangiano scorpioni arrostiti e ragni fritti, che sono considerati dalla popolazione locale delle vere e proprie leccornie: sono aracnidi molto diffusi nello street food asiatico insieme ad insetti come grilli, locuste e bachi che vengono fritti, arrostiti o stufati con salse piccanti. Le termiti e i bruchi sono considerati un ottimo alimento in buona parte dell’Africa, mentre in Madagascar si possono assaggiare alcune specie di farfalle fritte con la pastella. Potrei continuare a lungo, perché gli insetti commestibili, secondo la Fao, appartengono alla dieta di 2 miliardi di persone, quasi un terzo della popolazione mondiale.

Tuttavia gli insetti non sono un alimento tradizionale, per nulla. Sono considerati difatti novel food, quindi soggetti a nuove indagini e controlli di cautela.

Se poi pensiamo alle nostre abitudini alimentari regionali, come le lumache in alcune regioni del Sud, o le rane nel Vercellese, allora forse, mangiare insetti non è poi così lontano. Personalmente, pur avendo mangiato cose che voi umani non potete neanche immaginare, non sono favorevole, ma, come si dice, mai dire mai!

Ristoranti del futuro 2

È forse il formaggio sardo di cui si parla di più al mondo. “Su Casu Martzu”, tradotto letteralmente “il formaggio marcio”, è uno dei prodotti più particolari del mondo. Ovviamente, comprendo la titubanza di chi incontra per la prima volta sulla sua tavola la mitica forma di formaggio con i vermi ma chi supera la diffidenza non riesce più a dimenticarselo. Giusto per la precisione, non si tratta di formaggio “andato a male”, ma di formaggio fermentato con l’aiuto di larve. Anche in Puglia ne abbiamo uno simile, “Lu Casu Puntu” o “Casu cu lli ièrmi”.

Io non sono un esperto gastronomo ma più un “curioso” e amo scovare ciò che lega il territorio che sto visitando con i sapori della sua tavola. Mi è capitato di assaggiarlo e devo dire che, superato il timore iniziale, è una delle cose più buone che abbia mai mangiato.

In “Ristoranti del futuro” abbiamo iniziato a parlare di animali e di specializzazioni, passando dagli organismi più semplici, le spugne, fino ad arrivare ai molluschi.

Proseguiamo nella nostra classificazione dagli anellidi.

Gli anellidi sono anche detti “vermi segmentati”, per il loro corpo cilindrico, vermiforme, diviso in segmenti (anelli o metameri). Anche se negli anellidi la segmentazione del corpo è ancora primitiva, (caratterizzata da poche differenze tra i diversi metameri), l’effetto evolutivo della metameria è di enorme importanza poiché ha reso possibile lo sviluppo di strutture e di funzioni dalla complessità assai più elevata.

Altra importante conquista evolutiva degli anellidi è la presenza del celoma, una cavità interna piena di liquido che contiene e protegge i principali organi. Essi hanno colonizzato la maggior parte degli ambienti, infatti vi sono specie terrestri, d’acqua dolce e specialmente marine, con forme parassite e mutualistiche. Le loro dimensioni possono variare dal millimetro fino ai tre metri.

Il corpo degli anellidi è dato dal ripetersi di numerosi metameri, tutti uguali tranne i primi due (che portano gli organi di senso e la bocca) e l’ultimo (che porta l’ano). La parete del corpo è costituita da robusti muscoli circolari e longitudinali adattati a nuotare, a strisciare e a scavare; è ricoperta da un sottile strato di epidermide che è mantenuta sempre umida. Presenta inoltre delle setole utilizzate per facilitare il movimento.

Il sistema circolatorio comprende sei cuori pulsanti e due lunghi vasi longitudinali, collegati per mezzo di una coppia di vasi trasversali per ogni metamero. Non esistono invece, in generale, organi dedicati alla respirazione, che è essenzialmente di tipo cutanea, cioè avviene attraverso l’epidermide grazie alla presenza della rete di capillari superficiali. L’intestino, non metamerico, è un tubo diritto che attraversa tutto il corpo dell’animale. Il sistema escretore è costituito da una coppia di nefridi per ciascun metamero. Il liquido presente nel celoma viene spinto nel nefridio, dove le sostanze necessarie vengono riassorbite e i prodotti di rifiuto vengono eliminati.

Le classi principali del phylum degli anellidi sono tre:

  • Oligocheti
    • Gli oligocheti vivono soprattutto nelle acque dolci o nel terreno. Il rappresentante più noto è il lombrico. I lombrichi svolgono un ruolo fondamentale nell’ecologia del suolo, che viene smosso, ossigenato e reso fertile dalla loro azione.
  • Policheti
    • La maggior parte dei policheti vive in ambiente marino. In questo ambiente troviamo specie scavatrici, sedentarie, striscianti sui fondali o natanti.
  • Irudinei
    • Gli irudinei o sanguisughe sono parassiti o predatori. Le due estremità del corpo sono trasformate in ventose e la bocca si apre nella ventosa anteriore. Le sanguisughe sono diffuse soprattutto nelle acque dolci. Le specie che si nutrono di sangue si attaccano ad ospiti, sia vertebrati che invertebrati, ed incidono la pelle con le mascelle, succhiando il sangue per mezzo di una proboscide.

Gli echinodermi sono invertebrati marini a vita sedentaria, la maggior parte dei quali presenta una struttura corporea a simmetria raggiata. Il nome “echinodermi” deriva dall’aspetto spinoso della superficie corporea esterna. Di questo gruppo fanno parte tra gli altri le stelle marine e i ricci di mare.

Benché la struttura degli echinodermi sia unica nel regno animale, la loro fase embrionale (che è a simmetria bilaterale ed è mobile) presenta una somiglianza con quella dei cordati, con i quali si ritiene ci sia una parentela filogenetica.

Caratteristica degli echinodermi è la presenza di uno scheletro sotto la pelle (dermascheletro), costituito da numerose piastre calcaree spesso fornite di tubercoli o aculei. Questo scheletro, composto da carbonato di calcio e magnesio, permette la flessibilità del corpo quando i suoi pezzi sono piccoli e non completamente saldati come nelle stelle; in caso contrario costituisce un rivestimento rigido, come nei ricci.

Una particolarità che accomuna i componenti del gruppo è quella relativa al movimento.

Gli echinodermi hanno, all’interno del corpo, un sistema di canali acquiferi, che servono loro per respirare, per catturare la preda e per la locomozione. L’acqua, passa attraverso un complicato sistema di canali connesso con piccoli pedicelli ambulacrali.

Ogni animale possiede centinaia di pedicelli ambulacrali, che escono attraverso minuscoli fori del dermascheletro e terminano con una ventosa.

Regolando il flusso del liquido nei canali l’animale può allungare o ritirare i pedicelli, permettendo l’adesione al substrato e il movimento su di esso.

Gli artropodi sono animali invertebrati caratterizzati da uno scheletro esterno (esoscheletro) e da appendici articolate. Letteralmente il termine artropode significa “con arti articolati”.

Il phylum degli artropodi è il più vasto del regno animale: ne sono state descritte oltre un milione di specie e ciò dimostra come la loro struttura di base sia versatile e adattabile a diversi modi di vita. Gli artropodi sono infatti diffusi in quasi tutti gli habitat.

L’esoscheletro è costituito da una proteina chiamata chitina, che conferisce resistenza e impermeabilità all’intera struttura. Dal momento però che la robustezza e l’elasticità dell’esoscheletro diminuiscono con l’aumentare della massa corporea, gli artropodi non raggiungono mai grandi dimensioni.

L’esoscheletro, inoltre, è una struttura rigida che non si può dilatare e, dunque, impedisce la crescita. È per questo che gli artropodi, nel corso del loro ciclo vitale, vanno incontro a numerose mute, in occasione delle quali perdono la vecchia cuticola (esuvia) per svilupparne un’altra, via via più grande. Subito dopo la muta, quando la nuova cuticola non è ancora ben sclerificata, l’animale è particolarmente vulnerabile.

Il corpo è suddiviso in tanti segmenti o metameri, che nelle forme più primitive tendono ad essere uguali (come già visto negli anellidi), mentre nelle forme più evolute si sono differenziati e raggruppati a formare regioni corporee ben definite: il capo, il torace (o cefalotorace) e l’addome.

Le appendici articolate nelle forme più primitive sono presenti in tutti i segmenti. Con la differenziazione, le zampe tendono a rimanere solo nei segmenti toracici. Le appendici delle altre zone del corpo spariscono o si trasformano per assolvere ad altre funzioni (antenne, mandibole, chele, ecc.)

La riproduzione è esclusivamente sessuata, e avviene attraverso la deposizione di uova fecondate. Molte specie hanno uno sviluppo indiretto, cioè attraversano una o più fasi larvali prima di diventare adulti: queste fasi prendono il nome di metamorfosi.

Il phylum degli artropodi comprende 4 classi principali: i crostacei, gli aracnidi, i miriapodi e gli insetti.

I crostacei comprendono quasi esclusivamente animali acquatici marini, sebbene siano ampiamente rappresentati anche nelle acque dolci e sia nota qualche specie terrestre (porcellino di terra). Sono di dimensioni molto variabili, da microscopiche a qualche decina di centimetri.

Caratteristica comune ai crostacei è la presenza di due coppie di appendici sensoriali (antennule e antenne) sul capo. Hanno un elevato numero di zampe (almeno 5 paia) e spesso presentano il primo paio di appendici trasformate in robuste “chele”, utilizzate per la difesa e per l’offesa.

Nella maggior parte dei crostacei, il torace e il capo sono fusi assieme a costituire un cefalotorace. Esso è ricoperto da un piastrone detto carapace, reso più rigido dalla deposizione di carbonato di calcio.

Nei crostacei più primitivi vi sono ancora segni di metameria omonoma. Tipicamente tutti i segmenti addominali recano appendici locomotorie, che diventano più piccole avvicinandosi all’ultimo segmento.

Un tipico esempio di avanzamento della differenziazione dei segmenti si ha nei granchi. In questi crostacei evoluti, l’addome non presenta più appendici: è anzi ridotto e rivoltato sotto al cefalotorace.

Gli aracnidi sembrano essere stati fra i primi animali a colonizzare la terraferma.

Il corpo degli aracnidi è diviso in due parti:

  • il cefalotorace, che non ha antenne e porta gli organi di senso e sei paia di appendici. Il primo paio di appendici sono i cheliceri, che possono terminare con chele o con una punta velenosa; il secondo paio è rappresentato dai pedipalpi, che possono avere la funzione di presa del cibo o di organi di senso; le altre quattro paia sono le zampe.
  • l’addome, privo di appendici, porta gli orifizi genitali.

Molti aracnidi sono predatori di piccoli insetti, ma certe specie, come ad esempio le tarantole catturano facilmente topi o piccole lucertole. Normalmente la digestione del cibo avviene all’esterno del corpo, prima dell’ingestione, mediante fluidi digestivi secreti dall’organismo direttamente sugli alimenti.

Degli aracnidi fanno parte:

  • Ragni: hanno addome non segmentato e provvisto di ghiandole sericee con cui producono la seta per la costruzione della “tela”.
  • Scorpioni: hanno addome segmentato, un lungo e sottile postaddome, o coda, che termina con un pungiglione e pedipalpi molto sviluppati.
  • Acari e zecche: piccoli animali in cui tutte le parti del corpo si sono fuse insieme; comprendono molte specie parassite sia di animali che di piante.

I miriapodi sono animali dal corpo metamerico formato di un capo che porta due antenne e di solito ocelli ed un lungo tronco composto da una serie di segmenti uguali, che portano le zampe. Ai miriapodi appartengono i diplopodi e i chilopodi.

Diplopodi, ad esempio i millepiedi, in ogni segmento del tronco hanno due paia di zampe; presentano due occhi semplici, un paio di mandibole, due brevi antenne e, nella maggior parte delle specie, ghiandole che producono secrezioni maleodoranti tali da respingere o uccidere gli insetti predatori. Vivono in luoghi bui e umidi e si nutrono di materiali vegetali in decomposizione.

Chilopodi, come i centopiedi, hanno ogni segmento del tronco che porta un solo paio di zampe; il primo paio di zampe è modificato in un paio di artigli velenosi. Molti chilopodi sono in grado di infliggere una puntura velenosa che in certi casi può essere pericolosa anche per gli esseri umani. I chilopodi sono animali notturni lucifughi, che durante il giorno restano immobili sotto le pietre o le foglie secche. Sono tutti carnivori, predatori rapidi ed efficienti.

Gli insetti sono i più complessi e perfezionati animali invertebrati. Questa classe rappresenta il più grande tra i raggruppamenti di animali che popolano la terra, annoverando oltre un milione di specie, pari ai cinque sesti dell’intero regno animale.

Gli insetti sono distribuiti in tutto il mondo, dalle regioni polari ai tropici, e popolano ambienti disparati, terrestri e acquatici. Le loro dimensioni corporee variano molto: da insetti più piccoli di un millimetro si arriva a farfalle con apertura alare di 30 cm.

Tra gli insetti vi sono specie parassite, saprofite e simbionti; diverse specie conducono una vita sociale molto complessa come ad esempio le api, le formiche, le termiti, e così via, e ricoprono un ruolo ecologico insostituibile nella vita del nostro pianeta.

Gli insetti hanno il corpo suddiviso in tre parti distinte (capo, torace e addome), presentano tre paia di zampe articolate attaccate al torace e, solitamente, sono dotati di ali.

Il capo è la regione anteriore: è formato dalla fusione di sei segmenti che si sono saldati tra loro a formare un rivestimento rigido e continuo.

Sul capo sono presenti un paio di antenne, l’apparato boccale e gli occhi composti e spesso gli ocelli.

Gli occhi composti sono gli organi della vista, posti sui lati del capo. La superficie dell’occhio composto è suddivisa in faccette esagonali, ognuna delle quali corrisponde a un’unità visiva (ommatidio) e percepisce solo una piccola parte del campo visivo. Sommando come in un mosaico le immagini parziali di ogni ommatidio, l’occhio composto raccoglie l’immagine completa.

Gli ocelli sono, invece, occhi primitivi, più semplici, presenti in numero di tre, meno frequentemente due, oppure assenti del tutto. Sono localizzati nella regione frontale, davanti agli occhi composti, oppure sul vertice, fra gli occhi o dietro questi.

Le antenne sono organi essenziali, usati dagli insetti, per percepire gli stimoli esterni e relazionarsi con l’ambiente circostante. Attraverso questi organi gli insetti percepiscono il tatto, le variazioni di pressione, il suono, l’umidità dell’aria, e la temperatura.

Come le altre appendici, anche le antenne sono formate da singoli pezzi tra loro articolati. Alcune hanno forma semplice e filiforme, altre hanno forme e la loro forma è utile per identificarlo e per capire il tipo di vita che conduce.

Le appendici dell’apparato boccale derivano da una profonda trasformazione dei primi metameri del corpo. Nel complesso, l’apparato boccale è composto esternamente dal labbro superiore, da un paio di mandibole, da un paio di mascelle e dal labbro inferiore.

Modificando queste parti, i diversi gruppi di insetti hanno trasformato la bocca in un attrezzo specializzato. L’apparato boccale più diffuso è adattato alla presa di alimenti e alla loro triturazione sommaria e viene detto perciò apparato boccale masticatore.

Api e bombi hanno parti boccali lambente succhiatore, adatto sia a masticare che succhiare.

I lepidotteri hanno una spiritromba, una vera e propria “cannuccia”, che a riposo viene tenuta avvolta a spirale sotto il capo, con cui sono in grado di raggiungere il nettare nel fondo dei calici dei fiori (in alcune specie può arrivare a 30 cm.!).

Il torace è la regione intermedia del corpo, che porta le 3 paia di zampe e le ali.

Le zampe come l’apparato boccale variano di specie in specie. La loro funzione primaria è quella locomotoria. Adattamenti morfologici e anatomici sono spesso finalizzati a funzioni come il nuoto, la predazione, lo scavo, il salto.

Le ali in numero massimo di due paia, possono mancare completamente in alcuni ordini di insetti, oppure possono cadere spontaneamente in un determinato momento della vita dell’insetto. Nei coleotteri, invece, il primo paio di ali si è trasformato in coperture rigide (elitre), che servono a proteggere le due delicate ali membranose, quando queste sono a riposo. I ditteri ne possiedono un paio soltanto, perché il secondo si è trasformato in una coppia di strutture utilizzate come bilancieri nel volo.

L’addome è la regione morfologica in cui hanno sede gli organi della riproduzione.

Le appendici addominali sono in genere poco evidenti in confronto a quelle toraciche e cefaliche. Nella maggior parte degli insetti sono presenti gli organi genitali esterni: nei maschi è presente l’organo copulatore, nelle femmine l’ovopositore. L’ovopositore può raggiungere anche un notevole sviluppo e talora si trasforma in aculeo e diventa uno strumento di offesa e difesa.

Altre appendici diffuse in molti insetti sono i cerci, inserite ai lati della parte terminale dell’addome: in genere sono sede di recettori sensoriali, ma in alcuni insetti possono svolgere anche altri scopi. Caratteristici cerci sono quelli conformati a forcipe nei dermatteri (forbicine) oppure quelli lunghi e filiformi nei tisanuri (pesciolino d’argento).

Gli insetti hanno un apparato escretore, costituito da numerosi tubi che raccolgono le sostanze di rifiuto dalla cavità addominale e le espellono all’esterno.

L’apparato circolatorio è in parte vascolare e in parte lacunare, comprende il cuore, a forma di tubo pulsante, e l’aorta, dove circola l’emolinfa.

L’apparato respiratorio è formato da trachee ramificate in comunicazione con l’esterno per mezzo di aperture dette stigmi. Il sistema nervoso è molto complesso e diviso anch’esso in tre parti: sistema nervoso centrale, viscerale, e periferico. L’apparato digerente è suddiviso in tre parti: intestino anteriore, medio e posteriore, la digestione vera e propria avviene nell’intestino medio.

La riproduzione avviene in genere per via sessuale, ma sono presenti anche forme di riproduzione non sessuale, come la partenogenesi. Gli insetti sono nella quasi totalità ovipari. Lo sviluppo postembrionale avviene normalmente per metamorfosi.

Si riconoscono due forme fondamentali di metamorfosi: quella completa (olometabolia) e quella incompleta (emimetabolia). Più rare sono le specie che non compiono metamorfosi, detti ametaboli: ne sono un esempio i tisanuri, che presentano insetti neonati essenzialmente simili agli adulti.

Nel caso di metamorfosi completa, l’uovo dell’insetto si schiude per produrre una larva, completamente diversi dagli adulti anche per quanto riguarda l’alimentazione.

Questa si nutre e accresce le proprie dimensioni compiendo un numero di mute in genere compreso tra tre e nove. Alla fine del periodo larvale l’insetto fila un bozzolo intorno al proprio corpo, oppure si costruisce una cella e si trasforma in pupa o crisalide. In questa fase l’insetto è quiescente e non si nutre, mentre il suo corpo, attraverso un’intensissima attività metabolica, assume gradualmente la forma dell’insetto maturo. Quando la pupa è completamente sviluppata, esce dal bozzolo o dalla cella sotterranea, si libera dell’esoscheletro pupale ed emerge sotto forma di insetto completo.

Nel caso di metamorfosi incompleta, l’insetto nasce già in una forma, chiamata ninfa, piuttosto simile all’adulto, ma priva di ali. Da questa, attraverso una serie di mute, si sviluppa la neanide, che ha ali e apparato riproduttivo solo parzialmente sviluppati. La ninfa si trasforma quindi in adulto mediante un processo graduale, che non prevede lo stadio di pupa.

La classe degli insetti può essere suddivisa in due sottoclassi: gli apterigoti (insetti senza ali) e gli pterigoti (insetti con ali allo stadio adulto). Gli apterigoti comprendono 4 ordini, gli pterigoti ne comprendono 27.

Tra questi, possiamo ricordare:

  • Odonati – occhi composti grandi, mandibole massicce, labium modificato in una struttura prensile due paia di ali mantenute allargate o verticali, trasparenti e ricche di nervature. Ad esempio: Libellula.
  • Mantoidei – primo paio di zampe grandi e raptatorie, protorace allungato, capo mobile, occhi composti grandi, ali anteriori ispessite, ali posteriori membranose. Ad esempio: Mantide religiosa
  • Ortotteri – apparato boccale masticatore, ali anteriori coriacee, ali posteriori a ventaglio, zampe posteriori lunghe adattate per il salto, sono insetti erbivori, emimetaboli. Ad esempio: Cavallette, grilli.
  • Coleotteri – corpo molto sclerotizzato, ali anteriori coriacee, modificate in coperture rigide, dette elitre, queste rivestono le ali posteriori, parti boccali pungenti, antenne lunghe, olometaboli. Ad esempio: Scarabeo, coccinella.
  • Imenotteri – parti boccali allungate e modificate per succhiare il nettare dei fiori, due paia di ali, ali posteriori piccole accoppiate alle anteriori, antenne ben sviluppate, femmine con ovopositore modificato per pungere. Le larve sono prive di zampe, molli, bianche, simili a bruchi sono insetti sociali. Ad esempio: Api, formiche, vespe.
  • Ditteri – un paio di ali anteriori membranose ed un paio posteriori ridotte e trasformate in bilancieri, capo grande e mobile, grandi occhi composti, parti boccali adatte per succhiare e leccare. Sono importanti vettori di malattie. Ad esempio: Mosche, zanzare.
  • Lepidotteri – le larve sono bruchi con apparato boccale masticatore, negli adulti è succhiatore, con mascelle fuse a formare una proboscide; due paia di ali membranose e variopinte, ricoperte di squame. Ad esempio: Farfalle.

La prossima volta vedremo se possiamo considerare gli insetti “il cibo del futuro”!

Ristoranti del futuro

Qualche giorno fa, leggendo una notizia, ho sobbalzato. Un paio di anni fa, un mio amico, in chat, espresse l’idea di aprire un’attività tutti insieme.

Fin qui, nulla di strano, poiché proponeva l’apertura di un ristorante. Tanti sono quelli che, ad un certo punto della propria vita, voltano pagina e, come diceva il personaggio di Jep Gambardella, magistralmente interpretato da Toni Servillo nel film “La Grande Bellezza”, “la più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare” e che quindi si rimettono in gioco.

Non era tanto quello che proponeva, ma l’oggetto della proposta: un ristorante in cui fossero serviti INSETTI!

Devo dire, dopo aver letto quella notizia (l’Ue ha di recente emanato delle direttive sull’utilizzo degli insetti come mangimi o integratori alimentari nel territorio comunitario), che Paolo aveva quasi ragione!

Tralasciando l’utilizzo degli insetti in alimentazione umana messe in circolazione da alcuni media il fatto oggettivo è che l’uso di insetti per la produzione di mangimi presenta diversi vantaggi per la salute di alcune specie di animali, che in natura sono insettivori almeno in una fase della loro vita.

Tale fatto non è una nuova scoperta, e si riscontra nella bibliografia nazionale della fine del XIX secolo e primi anni del XX secolo, quando l’Italia era il principale produttore mondiale di seta e le crisalidi secche venivano largamente utilizzate come integratore della dieta di lattonzoli (termine che indica i piccoli dei mammiferi finché si nutrono solo di latte) e pulcini.

Ma agli uomini, farebbero bene?

Nei prossimi articoli vedremo intanto come sono fatti gli insetti, poi, analizzeremo il loro apporto alla dieta animale e così avremo un quadro più chiaro e capiremo se Paolo aveva veramente ragione.

Partiamo dalle definizioni, come sempre.

Sono definiti animali tutti gli organismi eucarioti (uno dei due domini della classificazione tassonomica degli esseri viventi. Costituiscono il dominio più complesso e includono cinque regni: animali, funghi, piante, protisti e cromisti) pluricellulari (organismi costituiti da più di una cellula) eterotrofi (organismo che per ottenere energia e piccole molecole come “mattoni da costruzione” deve nutrirsi di materiali organici prodotti da altri organismi) dotati di movimento almeno in uno stadio della loro vita. Altre caratteristiche comuni agli animali sono:

  • La presenza di una cavità digerente in cui il cibo viene ingerito;
  • L’irritabilità, cioè la capacità di percepire gli stimoli ambientali e di reagire ad essi;
  • La riproduzione sessuata;
  • La simmetria corporea.

Gli animali possiedono una simmetria nella distribuzione delle loro parti corporee, che può essere raggiata o bilaterale. Il piano di simmetria, in ambito zoologico, può essere considerato come un piano che divide un animale in due parti speculari.

Gli animali a simmetria bilaterale sono generalmente più evoluti poiché tale forma è legata allo sviluppo della locomozione attiva.

In tali animali il corpo risulta diviso in 4 parti:

  • anteriore o cefàlica
  • posteriore o caudàle
  • dorsale
  • ventrale

Gli animali, a seconda se sono dotati o meno di una colonna vertebrale, si possono dividere in due grandi gruppi: i vertebrati e gli invertebrati

Gli invertebrati costituiscono più del 97% del regno animale, mentre i vertebrati non raggiungono il 3%. I phyla (gruppo tassonomico gerarchicamente inferiore al regno e superiore alla classe) presenti per ciascun tipo sono:

Invertebrati N° di specie
Poriferi 4.300
Celenterati 11.000
Platelminti 15.000
Nematodi 90.000
Molluschi 110.000
Anellidi 15.000
Echinodermi 6.000
Artropodi 1.000.000
Vertebrati N° di specie
Pesci 21.100
Anfibi 3.900
Rettili 7.000
Uccelli 8.600
Mammiferi 4.500

In questa trattazione tratteremo solo gli invertebrati fino ad arrivare agli insetti, quindi partiamo.

I poriferi, noti più comunemente come spugne, sono fra i più semplici organismi pluricellulari viventi poiché possiedono solo pochi tipi di cellule che non sono organizzate in veri tessuti.

Sono invertebrati sessili e bentonici, poiché vivono attaccati al fondo marino per tutto il ciclo vitale. Una spugna tipica ha un corpo a forma di sacco la cui cavità centrale è aperta verso l’alto con un’apertura (osculo). Il loro nome deriva dalla presenza sul corpo di pori inalanti (osti). Il corpo è sostenuto da una impalcatura scheletrica formata da spicole di carbonato di calcio o silice, oppure da fibre proteiche di spongina.

Le spugne possono assumere varie forme e colori, con dimensioni che vanno da pochi millimetri ad oltre un metro. Un porifero è essenzialmente un sistema filtrante. Il battito dei flagelli dei coanociti, cellule presenti nelle cavità interne della spugna, genera una corrente d’acqua che entra dai pori inalanti, gli osti, e fuoriesce da una apertura più grande, l’osculo. Le particelle di cibo, in sospensione nell’acqua, sono trattenute dai filamenti retrattili dei coanociti e digerite dalle cellule all’interno della spugna.

I celenterati, sono animali a simmetria raggiata la maggior parte dei quali vive nelle acque marine, mentre solo poche specie sono d’acqua dolce. A questo gruppo appartengono organismi come le meduse, le anemoni di mare, e i coralli.

Le dimensioni individuali variano da un millimetro ad alcuni metri. Una caratteristica di questi organismi è che possono presentarsi sotto due forme distinte quella di polipo e quella di medusa; il polipo, è fornito di una bocca situata centralmente sul lato superiore con i tentacoli verso l’alto. È la forma bentonica che vive ancorata sul fondale marino.

La medusa, a forma di campana o di ombrello, possiede una bocca con i tentacoli rivolti verso il basso. È la forma natante in quanto galleggia e si sposta nell’acqua. Per certi aspetti, come forma, la medusa potrebbe essere considerata un polipo rovesciato.

Nonostante un’apparenza estremamente variabile, i celenterati hanno tutti una medesima struttura: il loro corpo può essere infatti schematizzato come un sacco, con una sola apertura, circondata da tentacoli, che funge da bocca ma serve anche per espellere il materiale non digerito.

La cavità interna, detta celenteron, è una vera cavità gastrovascolare. I tentacoli sono forniti di cellule urticanti che paralizzano la preda prima che sia inghiottita (cnidoblasti). Il loro corpo è formato da tre rivestimenti si chiamano: endoderma (pelle interna), mesoglea (strato intermedio gelatinoso) ed ectoderma (pelle esterna). Alcune specie di celenterati hanno solo la forma di polipo, altre solo quella di medusa, mentre altre ancora, durante il loro ciclo vitale, passano attraverso entrambi gli stadi strutturali.

Le meduse si riproducono sessualmente. L’individuo maschile disperde in acqua i suoi gameti che raggiungono l’ovulo nel celenteron di una medusa femmina. Lo zigote diploide che deriva dalla fecondazione viene disperso in acqua, dove dà origine a una forma larvale detta planula. Dopo un breve periodo, la planula si fissa sul fondo e si sviluppa un polipo. Questo, a maturità, darà origine per via asessuata alle efire, giovani meduse destinate a diventare individui adulti capaci a loro volta di riprodursi sessualmente.

I platelminti, detti più comunemente vermi piatti, sono i più semplici tra gli animali a simmetria bilaterale. Sono inoltre i primi animali cefalizzati, forniti cioè di un capo, e direzionali, ossia con direzione di avanzamento orientato.

Rispetto a poriferi e celenterati nei platelminti, compaiono tre distinti strati di cellule:

  • ectoderma, il più esterno;
  • mesoderma, intermedio;
  • endoderma, il più interno.

Nei platelminti sono presenti apparati specializzati:

  • il sistema nervoso presenta gangli cefalici dai quali si dipartono cordoni nervosi che innervano l’intero organismo e sono collegati ad organi di senso;
  • l’intestino è ramificato e presenta una sola apertura che funge sia da bocca che da ano;
  • il sistema escretore, costituito da protonefridi, ha la funzione di eliminare i prodotti di rifiuto e di regolare la quantità di liquidi presenti nel mesoderma.

Il phylum dei platelminti si divide in tre classi: i turbellari sono forme a vita libera, abbondanti in mare e nelle acque dolci e rari sulla terraferma; i trematodi e i cestodi, invece, sono vermi parassiti che possono produrre malattie abbastanza gravi agli animali domestici e all’uomo, la tenia o verme solitario.

Molto importante dal punto di vista della parassitologia sono le tenie. Vivono nell’intestino dei loro ospiti, sono segmentati e formano dei nastri talora lunghissimi, anche fino a 12 m, composti di moltissimi segmenti o proglottidi.

Una tenia presenta una porzione anteriore detta testa o scolice, provvista di ventose con cui si attacca alla parete dell’intestino e un collo che prolifica formando sempre nuove proglottidi. Gli ultimi segmenti, giunti a maturità, sono pieni di uova microscopiche e vengono emessi con le feci. Se queste imbrattano l’erba, l’uovo può venire ingerito da buoi o maiali, nel cui stomaco sguscia una piccolissima larva che s’insinua nella parete dell’intestino e, attraverso la circolazione del sangue, va a situarsi nei muscoli. Qui la larva si trasforma in cisticerco, che è come una piccola vescica (delle dimensioni di un grano di riso) che contiene lo scolice.

L’uomo s’infetta di tenia mangiando carni infette di bue o di maiale poco cotte: il cisticerco si installa nell’intestino e si trasforma in tenia adulta. Perché la cura della tenia sia radicale occorre somministrare vermifughi forti, che siano capaci di staccare e fare espellere lo scolice, perché fin quando questo rimane attaccato alla parete intestinale genera nuove proglottidi.

I nematodi sono detti anche vermi cilindrici: hanno il corpo filiforme non segmentato, sprovvisto di organi di locomozione. Generalmente sono lunghi pochi centimetri, ma molti sono microscopici. Sono i primi animali a presentare un canale alimentare con due aperture: una bocca e un ano terminale.

Molte specie conducono vita libera nelle acque dolci, marine, nel terreno umido.

Numerosissime specie sono parassite, e rivestono una grande importanza nella parassitologia umana (ascaridi, ossiuri, filarie, trichinella).

Al phylum dei molluschi appartengono animali invertebrati caratterizzati da un corpo molle non segmentato e, spesso, da una conchiglia calcarea con funzioni protettive. Sono presenti in tutti gli habitat, sebbene raggiungano il massimo della diversità biologica nell’ambiente marino.

La maggior parte dei molluschi ha una lunghezza compresa fra 1 e 20 cm, ma tra essi troviamo anche il più grande invertebrato esistente, il calamaro gigante, che può raggiungere i 18 m di lunghezza!!!

Tutti i molluschi mostrano la stessa organizzazione fondamentale del corpo in cui si possono distinguere tre parti:

  • il capo-piede, che contiene organi di senso e motori;
  • la massa viscerale che contiene gli organi per la digestione, escrezione e riproduzione;
  • il mantello, un tessuto specializzato che avvolge e racchiude la massa viscerale e produce la conchiglia.

Nella cavità del mantello, sono situate le branchie (organi per la respirazione) e vengono scaricati i prodotti dell’apparato escretore, di quello riproduttivo e i rifiuti della digestione. Il tubo digerente è semplice e nella bocca sono presenti delle mascelle chitinose e la radula, una struttura retrattile a forma di nastro che presenta dei dentelli.

I molluschi possiedono un apparato circolatorio costituito da un organo che pompa il sangue (cuore) e da vasi che lo trasportano. La riproduzione è sempre sessuata: i molluschi possono essere a sessi separati o ermafroditi.

Il phylum dei molluschi comprende tre classi principali:

  • Gasteropodi
    • Comprendono animali come la chiocciola caratterizzati dall’avere una sola conchiglia o, come nel caso della lumaca, di non averla.
  • Bivalvi
    • Il nome deriva dal fatto che la conchiglia, che racchiude il corpo, è divisa in due valve unite posteriormente.
  • Cefalopodi
    • Essi possono essere privi di conchiglia come il polpo o averla interna come la seppia. Il piede è trasformato in tentacoli.

I gasteropodi sono organismi sia acquatici (prevalentemente) che terrestri. Nei gasteropodi si presenta il fenomeno della torsione: una rotazione di 180° del corpo rispetto al capo piede. Come risultato di questa situazione la conchiglia, la cavità del mantello e la massa dei visceri vengono a posizionarsi sopra la testa.

Un altro fenomeno tipico dei gasteropodi è la spiralizzazione dei visceri e della conchiglia. Anteriormente sono presenti “antenne” che sono sensibili agli odori e al tatto. Alcune specie sono dotate di occhi.

I gasteropodi terrestri, caratterizzati da una scarsa capacità di movimento, sono spesso ermafroditi: una strategia che permette loro di raddoppiare il numero dei potenziali partner sessuali.

I bivalvi comprendono organismi come i mitili, le vongole, le ostriche. Il nome deriva dal fatto che la conchiglia è divisa in due valve, unite posteriormente da una cerniera. Uno o due muscoli adduttori sono utilizzati dal bivalve per aprire e chiudere le due valve. Il corpo del mollusco risulta appiattito tra le due valve, il piede è molto sviluppato mentre il capo è scomparso.

Molti bivalvi sono sessili e producono un muco che permette loro di rimanere attaccati alle rocce del fondale. Gran parte dei bivalvi è erbivora e vive filtrando l’acqua dolce o salata in cui vivono, trattenendo sulle branchie le particelle di cibo.

Ai cefalopodi appartengono molluschi come il polpo, la seppia e il calamaro. Essi possono essere privi di conchiglia come il polpo o averla interna come la seppia (“l’osso di seppia”). Esiste un’unica specie di cefalopodi che presenta una conchiglia esterna: il nautilus.

Il movimento è assicurato da una formazione muscolare fatta ad imbuto (sifone), da cui viene espulsa l’acqua in modo violento permettendo il movimento ” a reazione”.

Questi molluschi sono organismi prevalentemente marini ed attivi predatori. Tra tutti gli invertebrati sono quelli considerati più “intelligenti”. La testa possiede occhi prominenti e la bocca è circondata da tentacoli. Sono dotati di una buona capacità di movimento e possiedono delle sacche dalle quali possono espellere un liquido nero in modo di confondere il nemico. Sono capaci anche di mimetizzarsi con il fondale.

Come abbiamo notato, alcuni degli animali da me citati già fanno parte della nostra catena alimentare (soprattutto gli ultimi).

La prossima volta andremo avanti fino ad arrivare lì, dove nessun ristorante è mai giunto prima!

Discovery

Come i miei lettori (pochi, ma buoni) sapranno, sono appassionato di fantascienza. La passione iniziò quando ancora piccolo, rubavo i romanzi di Urania, quelli con l’immagine in un cerchio bordato di rosso in copertina, a mio zio, e li leggevo avidamente nascosto in bagno.

Ammetto, pensavo che fossero romanzi per adulti, ma comunque la lettura mi fece appassionare al genere. D’altronde, chi di noi da piccolo non ha fantasticato sulla possibilità di essere, un giorno, astronauta?

Crebbi, e con me crebbe la voglia di leggere. Mi appassionai alle raccolte di Isaac Asimov, ai racconti di James Ballard o di Philip Dick, alle saghe di Robert Heinlein e Ray Bradbury, ai romanzi di Arthur Clarke e William Gibson.

Chiaro, sono del ’68, anno di “Odissea nello spazio”…

I film rappresentarono un ulteriore “step”. “Alien”, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “Blade Runner”, “E.T.”, costellarono la mia adolescenza.

In quel periodo sul grande schermo faceva la sua comparsa una saga che si sarebbe rivelata quasi infinita, “Star Wars”, ma, ad essere sincero, non riuscivo ad appassionarmici. Non so quale sia il motivo, forse troppi elementi fantasy, sta di fatto che fino agli anni novanta erano quelle le mie passioni.

Poi, nel 1991, fui “folgorato sulla via di Damasco”. Durante lo zapping (avevo da poco vinto, ad una lotteria, un televisore 13 pollici MIVAR con telecomando), capitai su Italia 1, canale privato che guardavo solo per beccare sullo schermo Gabriella Golia, giovane e bella annunciatrice.

Iniziava le trasmissioni una nuova serie di fantascienza.

Star Trek entrò nella mia vita e da allora non ne è più uscita. Andai a recuperare la vecchia serie (detta TOS, The Original Series) mentre continuavo a vedere TNG (The Next Generation). Verso la fine di quest’ultima ne partì un’altra (Deep Space Nine, detta DS9) e poi Voyager (VOY).

Queste serie tv, oltre ad avere delle narrazioni fantascientifiche, con delle incredibili predizioni sulla tecnologia (si pensi che lo StarTAC, cellulare di punta della Motorola, era ispirato al comunicatore della serie originale, ma di esempi così ce ne sono tantissimi), avevano una filosofia affascinante: intanto, si basavano su una cultura pluralista e policentrica, che si contrappone alla realtà dei tempi moderni, in cui l’ego smisurato degli individui prevale su tutto.

Una cultura basata su queste premesse vede nella differenza un valore da tutelare, non un problema da risolvere. Il rispetto per le altre culture è quindi qualcosa di più che una posizione diplomatica, è il presupposto stesso dell’esistenza della Federazione, nella quale convivono centinaia di razze diverse, ognuna con la propria visione del mondo. La capacità di contenere in sé gli opposti è forse la più grande utopia di Star Trek.

Si racconta che quando l’attrice che impersonava Uhura, Nichelle Nichols, prese in considerazione l’idea di uscire dal cast, intervenne Martin Luther King in persona a fermarla. Whoopy Goldberg raccontò che da bambina, vedendo Uhura, pensò che nel futuro ci sarebbe stato un posto anche per lei nella società. In breve, il motto della serie era l’IDIC, acronimo per Infinite Diversità in Infinite Combinazioni.

Poi, tra i valori trasmessi dalla serie, la ricerca e il rispetto per il futuro come valori fondanti della società. Ancora una volta, utopici, per una società ancorata al passato come la nostra. Nella nostra società il futuro è appannaggio dell’utopia, della catastrofe o della fantascienza. Pochi scienziati, e ancor meno politici sono in grado di guardare oltre il loro naso. Colpisce quindi una società completamente proiettata verso il futuro come quella di Star Trek. Ad esempio, quando viene scoperto che la velocità curvatura può generare delle fratture nello spazio-tempo, subito viene deciso di ridurre al minimo i viaggi a curvatura (proprio in un episodio di TNG).

Infine, la “Prima Direttiva”. Non è altro che la fondamentale norma della Federazione dei Pianeti Uniti che vieta fermamente di interferire nello sviluppo naturale di una civiltà o negli affari interni di un governo di un altro pianeta finché essa non abbia sviluppato la tecnologia dei viaggi interstellari.

La prima direttiva vieta tutti i contatti che potrebbero influenzare le civiltà meno progredite inquinandone lo sviluppo culturale, in tutti quei mondi il cui progresso tecnologico non è ancora giunto alla scoperta della propulsione a curvatura, tecnologia che permette alle navi stellari di superare la velocità della luce e di conseguenza il viaggio interstellare, aprendo la via al contatto con altre forme di vita e civiltà.

Non è un “freghiamocene”, ma un “aiutiamoli a crescere da soli”. Che se applicato al mondo in cui viviamo, avrebbe prodotto cose diverse da quelle che, invece, ahimè, si sono verificate.

Alla fine della visione delle prime cinque serie (avevo, nel frattempo, recuperato anche la “TAS”, The Animated Series), venne trasmessa una sesta, Enterprise (ENT), che in realtà, a differenza delle altre, era un prequel. Narrava cioè quello che si era verificato nel periodo intercorso tra il cosiddetto “Primo Contatto” con i Vulcaniani e la TOS. Questa serie, vuoi perché nel frattempo il mondo televisivo cambiava, vuoi per mancanza di idee da parte degli autori, presi da crisi narrative senza precedenti, abortì alla fine della quarta stagione, invece di averne sette come le tre che la precedettero.

Quindi per noi fan, dal 2005 in poi, oltre ai film prodotti per il grande schermo, solo repliche e nulla più. Fino a che…

Nel novembre 2015 venne annunciata la partenza della produzione di una nuova serie, che avrebbe visto la luce quasi due anni dopo, il 24 settembre di quet’anno. Discovery.

Finalmente!, dirà qualcuno. Manco per niente!, dirà qualcun altro.

Eh, già. Perché nel frattempo, a causa dei tre film diretti o prodotti da J. J. Abrams (chi, quello di “Alias” e “Lost”? Sì!), il nutrito numero di fan di Star Trek si è diviso in fazioni. Io ne ho individuate quattro.

I puri e duri: a loro non importa che ci sia la parola Star Trek nel titolo, non sarà mai Star Trek, non c’è Kirk, non c’è Spock e non vale la pena seguire, né la serie tv, né i film.

Gli innamorati delusi: guardano i film e i telefilm, ma con un po’ di nostalgia, pensano sia Star Trek, ma non come nel passato.

I qualunquisti: a me basta che ci sia Star Trek nel titolo e ti amerò per sempre!

Gli appassionati (migliore categoria del lotto, ci sono anche io): guardano serie tv e film, comprendendo che ciò che viene girato nel 2017 non potrà avere le stesse caratteristiche realizzative (la tecnologia avanza, cari miei) di una serie girata cinquant’anni prima.

Certo, ci saranno anche imprecisioni: la nuova serie è un sequel del prequel (!!!) e si piazza tra le storie di ENT e quelle di TOS, qualche imprecisione narrativa, in un universo vasto come quello di Star Trek è inevitabile.

Ma quello che alle prime due categorie non va giù, è la struttura narrativa. Intanto, le puntate non sono del tutto autoconclusive: aspettarselo secondo me, sarebbe stato sciocco, siamo ormai nel secondo ventennio del nuovo secolo, le serie tv sono cambiate e DIS (sarà questo l’acronimo?) non se ne può discostare più di tanto, tant’è che le maggiori serie tv di questo periodo seguono la struttura narrativa orizzontale (basti citare le due principali rivali di Discovery, “The Walking Dead” e “Il Trono di Spade”, ma anche “NCIS” e “Empire” seguono quell’onda).

Inoltre i duri e puri non ammettono che al centro della narrazione non ci sia l’equipaggio, ma un solo personaggio, per di più neanche Capitano dell’astronave. Nel caso di Discovery il personaggio principale, di cui si seguono le vicende, è Michael Burnham, interpretata (sì, è una donna, con un nome maschile… autori birichini!) da Sonequa Martin-Green, attrice afroamericana già tra i protagonisti di una serie citata prima, che, pur essendo stata cresciuta dai Vulcaniani (quelli “tutta logica” e con le orecchie a punta) è una che raramente tiene a freno l’istinto.

È proprio questo il punto di forza della serie! La passione!

Ci lamentiamo che le nuove generazioni manchino di passione, siano stereotipati e quando vediamo un personaggio come Michael tutti giù a criticare!

La visione dell’autore “storico” di Star Trek, Gene Roddenberry, era che i personaggi umani dovevano essere rappresentati senza sentimenti negativi e non potevano entrare in conflitto l’uno con l’altro, così da trasmettere una visione del futuro ottimista e idilliaca.

Secondo me invece quello che gli autori vogliono far trasparire dal personaggio è qualcos’altro: all’interno di una visione del mondo complessa come quella dell’IDIC, ci sono personalità conflittuali, come il Capitano Lorca, timide, come il Cadetto Sylvia Tilly, o passionali, come Michael Burnham.

In una parola: umani.

 

Blogger Recognition Award: 15 blog da non perdere !

Ciao a tutti, lettori abituali e lettori occasionali.

Oggi, per la prima volta su questo blog, ci sarà una specie di “gioco”. Si chiama “Tag” e serve a creare una rete tra i blog che si leggono e gli autori degli stessi, ed anche a far conoscere nuovi blog.

Oltre a ringraziare chi mi ha “nominato”, Ciliegina (https://argentoblu.wordpress.com), elenco le semplici regole per giocare:

  • Ringraziare sul blog e sulla pagina Fb chi vi ha nominato, postando il link del suo blog;
  • Scrivere un post come riconoscimento;
  • Raccontare brevemente com’è nato il vostro blog;
  • Dare alcuni consigli ai nuovi blogger;
  • Nominare 15 blogger.

 

Bene, cominciamo.

    1. Ringrazio Ciliegina, sulla pagina FB riporterò il post, quindi ok così;
    2. Scrivere un post come riconoscimento: Ciliegina parla di un argomento che può sembrare a prima vista frivolo, il bon ton nella moda, ma che in questi tempi di perdita di valori può assumere un significato. Indossare un capo bon ton non vuol dire in automatico essere bon ton, quindi i suoi consigli sono più sul “come” che sul “che cosa”. Seguitela!
    3. Raccontare brevemente com’è nato il vostro blog: scrivo per diletto, mi piacciono gli argomenti scientifici e la fantascienza, ma anche la storia e la poesia. Nel dicembre 2014 avevo voglia di pubblicare qualche mio scritto, così iniziai con una poesia dedicata alla scuola che amo, la Scuola Militare Nunziatella, per poi passare anche ad altri argomenti. La soddisfazione di un “mi piace” preso qui (ho superato i mille!) non ha uguali, perché vuol dire che stai facendo la cosa giusta!
    4. Dare alcuni consigli ai nuovi blogger: divertitevi a scrivere e metteteci passione. Se mancano queste due cose, lasciate perdere. Se ci sono, informatevi e informate! Perché anche scrivere delle sagre del vostro paese o semplicemente quello che vi passa per la testa, è un modo per informare (dal latino informare “dare la forma; istruire” e quindi “dar notizia”)

Vabbè, so 16…

Che altro aggiungere…

Taggate!!!