Generazioni

Ho più volte, sia in privato, sia su queste pagine, spiegato che l’astrologia non è una scienza, ma vera e propria fuffa ad uso e consumo dei creduloni. La fuffa è la tipica lanetta che si forma nei tessuti e che in genere si rimuove poiché anti-estetica. La frase “questa affermazione è fuffa” viene usata quando una certa asserzione è giustificata con argomentazioni vaghe, inconsistenti, o comunque non valide razionalmente.

Una “scienza” deve argomentare le proprie conclusioni e poiché l’astrologia se ne guarda bene, la conclusione è che non solo non è scienza, ma è perlopiù inventata di sana pianta. Affermazioni vaghe, buone solo per chi le legge e le interpreta.

In questo senso, si può citare anche l’esempio classico della famosa sentenza dell’oracolo riferita dalla “Cronaca di fra Alberico” (XIII secolo): “ibis redibis non morieris in bello”, dove basta spostare una virgola per ottenere una predizione comunque esatta (“andrai, ritornerai, non morirai in guerra” e “andrai, non ritornerai, morirai in guerra”).

Oggi conosciamo le distanze che separano la Terra dalle stelle e siamo anche in grado di misurare la quantità di radiazione che da esse ci arriva. Sulla base di questi dati è semplice dimostrare che gli astri non possono avere alcun effetto sugli esseri umani. Le distanze, infatti, sono talmente grandi che gli effetti fisici di fenomeni quali la gravitazione e la radiazione sono, rispetto alla Terra, del tutto trascurabili. Gli unici corpi celesti che influiscono realmente sul nostro pianeta sono il Sole e la Luna: pensate alla radiazione solare che permette la vita sulla Terra o alla forza gravitazionale della Luna che produce il fenomeno delle maree.

L’astrologia poteva avere una giustificazione secoli fa quando non si sapeva assolutamente nulla del cielo e delle stelle, quando si ignorava cosa fossero e a che distanza si trovassero. Era, allora, lecito pensare che tutti gli astri potessero avere una qualche influenza sulla Terra, come accade nel caso del Sole e della Luna.

Suddividere i caratteri delle persone in base alla data di nascita è un’operazione che, oltre ad essere inutile, comporta un alto tasso di imprecisione. Conosco almeno 3 persone nate nel mio stesso giorno, mese ed anno e vi assicuro che siamo tutti uno diverso dall’altro. Il discorso cambia (non molto, non sto parlando di dati scientifici neanche qui) quando si parla di confronto tra generazioni.

In genere parliamo di generazioni per schematizzare i sogni, le aspirazioni, i modi di pensare e di agire di categorie di persone accomunate dal fatto di essere nate in un determinato periodo. L’età, infatti, insieme al sesso ed alle condizioni economiche, è uno dei fattori che consentono immediatamente e semplicemente di fornire indizi utili per classificazioni di carattere generale.

Il fatto di essere nati in un certo momento storico, infatti, influenza in maniera determinante il proprio modo di pensare, di agire, di comunicare ed incide in maniera rilevante sulle abitudini, sui ricordi e sui gusti della persona vita natural durante. Ogni generazione ha i suoi film cult, i suoi libri, i suoi giochi, i suoi campioni, le sue musiche, i suoi miti e le sue aspirazioni.

Naturalmente si tratta di generalizzazioni, che vanno prese con le molle ma che ci aiutano a costruire dei modelli utili per le nostre finalità (siano esse scientifiche, sociali, o marchettare). Ovviamente le generazioni sono etichette ampie alle quali vengono attribuite una serie di caratteristiche, che non soddisfanno tutti quelli a cui dovrebbero riferirsi.

Il termine “generazione” ha una valenza prevalentemente sociologica: indica cioè un determinato gruppo di persone che sono vissute nello stesso arco di tempo e che hanno assistito a determinati eventi storici. Ciò implica che questo gruppo di persone abbia un riferimento culturale comune che determina anche una serie di tratti comportamentali simili. Si tratta chiaramente di un gruppo che può essere individuato solo a posteriori. Ed è proprio questo “a posteriori” che rende complicato fare i conti con le generazioni.

Il concetto di generazione però ha una storia molto antica. Come dimostra l’etimologia latina del termine, già romani e greci si interrogavano su che cosa fosse una generazione, e ne fornivano diverse spiegazioni: poteva indicare sia una stirpe familiare sia un gruppo di individui che condividono una serie di prospettive ed eventi comuni.

È però solo con il positivismo e la nascita ufficiale della sociologia che il termine acquisisce una validità in qualche modo scientifica. La primissima sociologia di Comte utilizzava ad esempio un approccio quantitativo alla definizione. Isidore Marie Auguste François Xavier Comte (1798–1857), è stato un filosofo e sociologo francese e con Henri de Saint-Simon (1760-1825) viene considerato il fondatore della sociologia.

Per parlare di una generazione, secondo lui, era necessario stabilire quale fosse la sua durata standard, e utilizzarla poi come unità di misura per lo studio dei cambiamenti sociali. In modo un po’ più grezzo, questo accadeva già nella Grecia antica, dove la durata di una generazione veniva intesa come il lasso di tempo che intercorreva tra la nascita dei genitori e la nascita dei loro figli: il che, tradotto in termini più moderni, significa all’incirca un periodo di 20-25 anni.

Nonostante sia certamente interessante provare a capire quanto possa durare una generazione è evidente che stabilirne una durata standard non ha molto senso, perché contraddice il concetto stesso di generazione, che varia al variare degli eventi storici che influenzano la società. Ci sono generazioni che durano poco, perché alcuni eventi hanno il potere di essere degli spartiacque netti tra diverse fasi storiche, e altre generazioni che invece durano di più.

Si è sempre parlato delle generazioni, come dicevo, in una chiave sociologica anche quando la sociologia ancora non esisteva. Ma l’autore che più di tutti ha lavorato a formulare una definizione rigorosa del termine è stato Karl Mannheim, sociologo tedesco di inizio ‘900. Nel 1928 Mannheim propone di considerare le generazioni in analogia alla situazione di classe: se la situazione di classe è un’etichetta che accomuna i destini individuali, la generazione si presenta invece come un’etichetta trasversale alle singole classi, che accomuna il destino generale di un gruppo di soggetti. Mannheim è anche il primo a rendersi conto di quanto i bordi di un’etichetta possano risultare stretti a qualcuno o essere sfumabili. Sosteneva infatti che per far parte di una generazione non era sufficiente essere nati nello stesso periodo di tempo: occorreva anche che si creasse un nesso umano concreto, una prospettiva comune, appunto. Un nesso generazionale.

Vediamo i periodi generazionali più noti, secondo studi americani (ovvio che quando si è negli anni di confine si può far parte di una generazione o della precedente/successiva):

  • La “Lost Generation”, come diceva Hemingway: il termine è usato per riferirsi alla generazione, in realtà un gruppo, che raggiunse la maggiore età durante la prima guerra mondiale.

 

  • La “Beat Generation”, dal 1918 al 1928: nell’immediato dopoguerra sono i primi a spingere verso una cultura più aperta, più libera, e a scuotere i vecchi schemi sociali, a partire dalla California di Jack Kerouac.

Miti: Marlon Brando, James Dean, Elvis Presley, la Harley-Davidson.

  • La “Generazione silenziosa”, nati tra il 1929 e il 1946: il termine è stato creato dal giornalista Tom Brokaw per definire la generazione che crebbe durante la Grande Depressione e che andò poi combattere durante la Seconda Guerra Mondiale.

Miti: Frank Sinatra, il benessere, la famiglia.

  • La generazione dei “Baby Boomers”, dal 1946 al 1964: inizia quando quelli della generazione precedente tornano a casa dalla guerra e iniziano a fare figli, moltissimi figli, contribuendo così a un grosso sviluppo demografico. È la generazione che ha modellato il mondo come lo conosciamo: la generazione “on the road”, quella delle rivoluzioni culturali, del pacifismo e del femminismo, dei grandi raduni e del rock.

Peculiarità:

  • Forte orientamento al lavoro, alla carriera, all’impegno politico e civile;
  • Indipendenza;
  • Istruzione medio alta;
  • Concretezza;
  • Importanti disponibilità economiche;
  • Ricoprono posizioni di prestigio.

Miti: Bob Dylan, i Beatles, i Led Zeppelin, Mary Quant.

  • La “Generazione X”, dal 1965 al 1983: a un certo punto però si iniziano a fare meno figli, si va verso la fine della Guerra Fredda e verso la Caduta del Muro di Berlino. È la migliore (scherzo: è la mia). È la generazione dei cartoni animati, delle sale giochi e dei primi videogames, dei primi computer, delle televisioni commerciali e dei primi oggetti portatili (walkman, telefonini).

Peculiarità:

  • Ambizione;
  • Autosufficienza;
  • Apertura al dialogo e tolleranza nei riguardi delle differenze;
  • Flessibilità;
  • Lavora per vivere e non vive per lavorare;
  • È disposta a cambiare lavoro;
  • Ha una discreta conoscenza del computer.

Miti: il grunge, i Nirvana, i film del festival di Lollapalooza.

  • All’interno di questa generazione sta prendendo piede una sotto-generazione, dovuta al fatto che un numero sempre crescente di persone non vi si riconosce. Sono gli “Xennial”, ovvero le leve nate tra il 1977 e il 1983, che hanno conosciuto e vissuto nell’infanzia in modalità predigitale con tutto il corollario che ne consegue: telefoni fissi, biblioteche al posto di Wikipedia, televisione al posto di YouTube, lettere e cartoline al posto di mail, niente smartphone, niente social network. Durante l’adolescenza, o prima giovinezza, hanno assistito allo switch epocale dato dall’avvento democratico del cellulare e dell’introduzione fissa di internet nel quotidiano. E si sono adeguati, essendo ancora molto giovani e flessibili. Una micro-generazione di mezzo che avrebbe vissuto un’esperienza pressoché irripetibile che ha conferito alla loro personalità un dinamismo e una lucidità che le due generazioni fra cui si incastonano non possederebbero, stando agli studiosi.

 

  • La “Generazione Y” o “Millennial”, dal 1984 al 1994: Sono i figli delle nuove tecnologie, coloro che sono eternamente connessi, coloro che restano più tempo a casa, quelli abituati a vivere in un mondo liquido e precario, caratterizzato dalla morte delle ideologie.

Peculiarità:

  • Ricettivi;
  • Aperti;
  • Poco interessati alla politica;
  • Pigri;
  • Attenti all’immagine ed alla gloria;
  • Tolleranti;
  • Lasciano la casa in tarda età e non tagliano il cordone ombelicale.

Miti: iPod, You Tube, i cellulari con macchina fotografica, i Simpson.

  • La definizione “Generazione Z”, abbraccia i nati dal 1995.

Sono i figli della Rete, dei tablet, degli smartphone.

Peculiarità:

  • Sono iperconnessi;
  • Sono multimediali;
  • Sono autonomi;
  • Mirano alla rapidità più che all’accuratezza;
  • Sono attenti ai problemi globali;
  • Riescono a gestire il flusso continuo di informazioni.

Quindi, ricapitolando:

 

Nome Periodo di riferimento Macro generazioni
Generazione perduta 1899-1917 Nonni del mondo moderno
Beat Generation 1918-1928
Generazione silenziosa 1929-1946 Padri del mondo moderno
Baby Boomers 1946-1964
X 1965-1976 Trasformazione digitale
Xennial 1977-1983
Millennial 1984-1994 Nativi digitali
Z 1995-2010
Alpha 2011-2020 (circa) Futuro

Ovviamente questo giochetto può non valere per chiunque di voi, e proprio perché è un giochetto, proviamo ad immaginare: come sarà la prossima generazione?

Intanto, non hanno mai visto un mondo senza tecnologie e senza accesso a qualsiasi tipo di informazione. Le loro mani toccano un tablet prima di una penna, e con le immagini, da subito, apprendono e parlano. Per questa generazione ogni pensiero e azione è immediatamente condivisibile e trasferibile. Imparano a condividere foto prima che a parlare.

I più grandi sono a scuola da quest’anno. Stanno cominciando ad avere un’idea di quello che accade oltre la porta di casa vedendo in tv la pressione del Sud del mondo che fugge da guerre ovunque, oppure è in cerca di una vita migliore e che arriva sotto casa dal mare o attraverso le frontiere. La famiglia non è più solo di genere differente ma anche dello stesso sesso. A tavola sentono parlare di terrorismo, questa è la prima generazione a “‘vedere” dal vivo oppure in tv “l’uomo nero” presente nell’immaginario dei genitori o dei nonni.

Gli studiosi osservano con attenzione questa generazione, è la più veloce tra tutte ad avere accesso alle informazioni, già a 3 anni sa come cercarle e come utilizzarle, oggi a 4 anni un bambino può comprendere concetti semplici, scrivere e molti sanno già leggere. Solo 10 anni fa, in molte parti del mondo, ai bambini in età prescolare, si parlava – e a volte ancora oggi – con un linguaggio spesso incomprensibile, oggi in prima elementare molte maestre osservano una capacità di eloquio superiore alle generazioni precedenti.

Ma la cosa più importante è che il 65% dei bambini che iniziano le elementari quest’anno, farà un lavoro che oggi non esiste.

In realtà, chi saranno gli Alpha? Non si sa cosa saranno, ma si sa di certo cosa sono.

Di certo sono una nostra responsabilità, perché saranno (e sono, come testimoniato dal piccolo emulo di “The Flash” che si aggira nella mia casa) i nostri figli. E probabilmente faranno quello che fanno tutti i figli, che per un po’ rifiutano ciò che sono stati i loro padri e poi – a un certo punto – si rendono conto di non essere molto diversi da loro. Sperando che facciano meno errori di noi nel trattar male quella che è la nostra “casa comune” o, come la chiamava San Francesco “sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”.