Articolo 21

Chi mi conosce o chi è fortunato nel riuscire a capire qualcosa di quello che scrivo su questo blog (non perché sia particolarmente difficile, ma perché lo scrivo male) sa che una delle mie battaglie (perse) tratta della scarsità di divulgazione scientifica in Italia.

L’Italia è una nazione che ha un substrato culturale mostruoso (ne parlerò dopo) che viene però veicolato male, soprattutto dall’informazione. I quotidiani, una volta organi di partito, si nascondono dietro una malcelata “indipendenza”, che in realtà non esiste.

Facciamo qualche esempio raccontando da chi sono gestiti alcuni dei principali giornali a diffusione nazionale:

  • “Corriere della Sera”:

Ha fama di essere un giornale obiettivo e sopra le parti, di avere una linea editoriale anglosassone e indipendente da interessi particolari. L’editore è il gruppo “RCS Media Group” (per esteso, Rizzoli-Corriere della Sera Media Group S.p.A.), ed è quotato in borsa. Se guardiamo chi siede nel CDA troviamo Urbano Cairo, presidente di “Cairo Communication” (La7) e del Torino, Diego Dalla Valle, presidente di Hogan e Tod’s nonché patron della Fiorentina, Marco Tronchetti Provera, amministratore delegato del gruppo Pirelli, nonché diversi industriali, bancari e immobiliaristi che siedono in CDA di altre aziende. Direttamente o indirettamente sono rappresentati quasi tutti i settori della grande industria italiana, un esempio di come queste grandi aziende italiane siano in realtà collegate tra loro. Oltre al Corriere, appartengono al gruppo RCS una lista di quotidiani, per esempio, la “Gazzetta dello sport”, e di periodici tra cui, per esempio, “Oggi” e “Abitare”.

  • “la Repubblica”:

Questo giornale fa parte del gruppo “GEDI” Gruppo Editoriale. Nel CDA, oltre a “CIR” (Compagnie Industriali Riunite, maggioranza della famiglia De Benedetti) e a “Giovanni Agnelli e C.”, società della famiglia Agnelli, siedono figure di primo piano del mondo della finanza, dell’università, dell’imprenditoria e dell’industria italiana che siedono anche in altri CDA. Il gruppo GEDI è anche proprietario de “La Stampa” e de “Il Secolo XIX”, di numerosi periodici, tra cui “l’Espresso” e “Le Scienze”, e di numerosi quotidiani locali, tra cui “Il Piccolo” e “Il Tirreno”, o di radio, come per esempio “Radio DeeJay” e “Radio Capital”.

  • “Il Giornale”:

Fondato da Montanelli nel 1974, fu in seguito acquistato da Berlusconi e tuttora appartiene al gruppo Mondadori ed è controllato dalla famiglia Berlusconi. Nel CDA troviamo i figli e figure rilevanti delle aziende di famiglia o vicine alla famiglia. Con l’ingresso in politica di Berlusconi il Giornale è diventato un giornale politico, con una linea editoriale mirata a sostenere il partito politico dell’editore. Il gruppo Mondadori possiede numerosi periodici, tra cui anche “Panorama”, “Tv Sorrisi e Canzoni”, “Grazia”, “Donna Moderna”, “Chi”, “Focus”, “Geo”, “Starbene” e molti altri.

  • “Libero”:

Quotidiano di destra fondato e diretto da Vittorio Feltri, dal 2001 appartiene a Giampaolo Angelucci, immobiliarista e proprietario di numerose cliniche e strutture sanitarie come il San Raffaele di Roma. Come organo ufficiale del “Movimento Monarchico Italiano” ha ricevuto in passato sovvenzioni dallo Stato (alcune delle quali sono state oggetto di sanzione, però, e dovranno essere restituite).

  • “Avvenire”:

Nato nel 1968 dalla fusione di due giornali, “l’Italia” di Milano e “L’avvenire d’Italia” di Bologna, il giornale è edito e appartiene alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Com’è ovvio è un quotidiano di ispirazione cattolica scritto per i cattolici. Riceve le sovvenzioni statali.

  • “Il Resto del Carlino”:

È uno dei quotidiani più antichi, simbolo di Bologna, ottavo quotidiano nazionale, e insieme alla “Nazione” di Firenze e al “Giorno” di Milano formano la rete QN, Quotidiano Nazionale. Tutti e tre appartengono alla “Poligrafici Editoriale”, a sua volta controllata dal gruppo “MonRif”, guidato da Andrea Riffeser Monti, discendente di Attilio Monti, famoso imprenditore italiano nel campo della raffinazione e alberghiero. Curiosità: perché “il Resto del Carlino” si chiama così? Nel 1885 a Firenze si vendeva un giornale chiamato “Il Resto al sigaro”. Prezzo nelle tabaccherie di 2 centesimi. Un sigaro costava 8 centesimi e quindi per i negozianti era facile collegare la vendita dei due prodotti. Doppio affare in un colpo solo. Un gruppo di amici bolognesi decise di esportare l’idea a Bologna. Allora andavano per la maggiore titoli di giornali scanzonati come “La striglia”. Si scelse dunque “Il Resto …del Carlino”. Il Carlino era stata una moneta dello stato Pontificio coniata dal XIII secolo al 1796. Con l’Unità d’Italia la moneta da 10 centesimi di lire continuava a circolare chiamata Carlino. I puntini di sospensione erano ironici: a Bologna “dare il resto del carlino” significava “regolare i conti”.

  • “Il Messaggero”:

È il più diffuso giornale del centro Italia, il sesto a livello nazionale, di impostazione laica di centro-sinistra, appartiene alla “Caltagirone editore”, di proprietà della famiglia Caltagirone, famosi imprenditori nel campo delle costruzioni, grandi opere, cementifici. Oltre al “Messaggero”, la famiglia Caltagirone possiede anche “il Mattino” di Napoli, “il Gazzettino” di Venezia, il “Nuovo Quotidiano di Puglia”, per dirne alcuni.

  • “Il Sole 24 ore”:

È il più autorevole quotidiano economico italiano, il quarto per diffusione, fondato nel 1865. È edito dal “Gruppo 24 Ore”, di proprietà di Confindustria. La linea editoriale è diretta espressione dei principali gruppi industriali italiani. Nel CDA troviamo diverse figure di spicco dell’industria e della finanza.

  • “Milano Finanza”:

Uno dei quotidiani economici più conosciuti in Italia, tratta esclusivamente di temi economici-finanziari ed è edito da “Class Editori” di Paolo Panerai. Class Editori possiede e pubblica anche “Italia Oggi”, anch’esso noto quotidiano incentrato su temi politico-economici, numerosi periodici incentrati sui temi dell’informazione finanziaria e del lusso come “Capital” e “Class”, numerose Tv, radio, siti web e l’agenzia di stampa “MF-DowJonesNews”. Nel CDA dell’editore siede tra gli altri Maurizio Carfagna, consigliere di amministrazione di Mediobanca.

Quando i giornali sono così, legati a corda doppia ad un gruppo o a un’azienda, come si può dire che siano indipendenti? Quando quasi tutti appartengono a banche, industriali, partiti, imprenditori, assicurazioni e questi hanno interessi in comune e rapporti d’affari come accade nel mercato piccolo e chiuso dell’Italia, come possono i cittadini accedere alle informazioni ed essere certi che esse siano “libere”?

Non solo, ma questa situazione mette a rischio la democrazia, perché senza buona informazione non ci sono cittadini informati, senza i quali non c’è democrazia. Non a caso l’Italia è al 52° posto come libertà di stampa nel mondo, migliore del 77° di un anno fa, ma molto lontano dall’optimum.

Quasi tutto è perduto. Con rammarico si può notare che il giornalismo d’inchiesta, una volta in mano a professionisti (si pensi a “Mauro De Mauro”), è finito nelle mani di “Report”, “Striscia la notizia” e “Le Iene”. E se per il primo, pur con tutte le sue pecche (secondo me a volte pur di aver ragione racconta mezze verità), è comunque gestito da giornalisti di un certo livello, gli altri due sono quasi sempre alla ricerca dello scoop e dell’ascolto.

Ci sono infatti due recenti notizie, una di “Striscia” e una dei “Men in Black de noantri”.

Quella del telegiornale “satirico” di Canale 5 non voglio neanche commentarla, mi sembra una mera ricerca del sensazionalismo (ingresso non autorizzato a Linate con accesso alla pista), mentre quella delle Iene è abbastanza grave.

Secondo loro, in Abruzzo sarebbe in corso un esperimento nucleare segreto capace di mettere a rischio l’intero territorio. Secondo il servizio, dalle viscere del Gran Sasso, dove nel 1982 è stato costruito l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il più grande laboratorio sotterraneo del mondo, potrebbe arrivare la minaccia nucleare. L’inviata de “Le Iene” spiega come la cima più alta dell’Appennino ospiti anche una delle sorgenti d’acqua più pure d’Europa, che offre da bere a mezzo Abruzzo, ed è proprio in queste acque si trovano i laboratori dove molto spesso si fanno esperimenti utilizzando sostanze nocive. L’ultimo in programma, e secondo i comitati locali tenuto nascosto per la sua pericolosità, è il Sox.

A quel punto, vista la quantità di “imprecisioni” dell’articolo, che non riporto, l’Istituto ha dovuto diffondere una nota, che invece riporto integralmente.

Il servizio delle Iene andato in onda ieri sera contiene numerose falsità e poche verità presentate in modo parziale e fazioso. Cercheremo quindi di fare chiarezza su alcuni punti che destano preoccupazione in lei come in molte altre persone che abitano il territorio.

I Laboratori Nazionali Del Gran Sasso – INFN hanno a cuore la sicurezza dell’acqua del Gran Sasso. La sicurezza dell’acqua in particolare, e dell’ambiente in generale, è una condizione necessaria ai Laboratori per svolgere le proprie attività di ricerca. Soprattutto perché i nostri Laboratori sono parte del territorio abruzzese: molti nostri ricercatori e molte delle persone che vi lavorano sono abruzzesi, vivono nel territorio e bevono l’acqua che esce dai loro rubinetti. E l’INFN pone la massima attenzione al rispetto della legge: tutto è fatto nel rispetto delle norme e con le autorizzazioni necessarie. Quindi anche nel caso del nuovo esperimento SOX si è seguito rigorosamente l’iter di legge. L’autorizzazione all’impiego è stata ottenuta da Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente, Ministero del Lavoro, Ministero dell’Interno (Protezione Civile) e di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

SOX non è un esperimento nucleare che prevede la manipolazione di atomi, come accade per esempio in una centrale nucleare, ma un esperimento scientifico che usa una sorgente radioattiva sigillata, come quelle che vengono usate, sia pure con una diversa potenza e differenti finalità, negli ospedali delle nostre città per eseguire esami diagnostici e terapie. SOX è infatti un esperimento per lo studio dei neutrini che utilizza 40 grammi di polvere di Cerio 144. Il Cerio 144 produce decadimenti radioattivi spontanei, non reazioni nucleari di fissione. SOX quindi non ha niente a che vedere con un reattore nucleare, non può esplodere, neppure a seguito di azioni deliberate, errori umani o calamità naturali. (Per saperne di più: https://www.lngs.infn.it/it/borexino)

Per garantire lo svolgimento in assoluta sicurezza dell’esperimento, senza nessun rischio per le persone e per l’ambiente, il Cerio 144, è isolato e totalmente schermato. La polvere di Cerio è chiusa e sigillata in una doppia capsula di acciaio, che a sua volta viene poi chiusa all’interno di un contenitore di tungsteno dello spessore di 19 centimetri, del peso di 2,4 tonnellate, realizzato appositamente per SOX con requisiti più alti rispetto agli standard di sicurezza richiesti, e in grado di resistere fino a 1700 °C. La sorgente rimarrà chiusa sotto chiave nel suo alloggiamento inaccessibile, per l’intera durata dell’esperimento, cioè 18 mesi. Il contenitore di tungsteno è indistruttibile: è resistente a impatto, incendio, allagamento e terremoto, secondo studi rigorosi che sono stati svolti come previsto dalla legge e verificati dalle autorità competenti. Quindi, tutti i rischi citati durante la trasmissione, dal terremoto all’atto terroristico, non sono realistici.

SOX, dunque, non rappresenta in alcun modo un rischio, né per la popolazione né per l’ambiente: non implica nessuna dose radioattiva per nessuno, e naturalmente neanche per le persone che lavorano nei laboratori, la dispersione del Cerio è impossibile anche in caso di incidente, la sorgente sarà sempre sorvegliata 24h/24 dal personale che di norma svolge l’attività di sorveglianza nei Laboratori.

Il problema che io ritengo veramente grave è che non solo questo sensazionalismo ha dato adito a un tamtam di notizie catastrofiche di ciò che potrebbe accadere, ma che la giunta della Regione Abruzzo, senza informarsi da alcuno scienziato, ma solo in base a quanto asserito dal servizio, ha intimato lo stop all’esperimento.

Ma perché affidare il giornalismo a mani inesperte e ignoranti? Possibile che non ci sia nessuno, in un’intera redazione, che non conosca la differenza tra decadimento radioattivo e fissione nucleare? Come si fa a pensare che Ricerca Nucleare e Centrale Nucleare possano avere lo stesso significato? È come se si pensasse che l’Olio Vergine è prodotto da olive che non si sono mai accoppiate!

Paradossalmente, però, la scuola italiana è stata sempre fra le migliori del mondo, soprattutto per chi voleva dedicarsi alla scienza. Non per caso giovani italiani brillano in tutti i migliori centri di ricerca del mondo.

Perché abbiamo una cosa che pochi altri paesi al mondo hanno: la cultura umanistica. Studiare Omero, Hegel e Leonardo offriva (perché le cose stanno velocemente cambiando anche lì) a chi poi si dedicava a studi scientifici uno strumento di pensiero più acuminato che passare ore a calcolare, come fanno gli studenti delle scuole scientifiche di punta del nord Europa.

Ovviamente ciò non significa che per essere un ottimo scienziato sia obbligatorio passare per il Liceo italiano, però io credo che sia un aiuto. Mi è capitato a volte di dovermi confrontare su argomenti non prettamente umanistici con persone di formazione molto differente.

Certo, puoi non sapere chi sia Ovidio e avere delle ottime capacità di pensiero, critico o analitico. Ma la visione di insieme unita alla capacità di prevedere e individuare problemi e poi saperli risolvere è chiaramente una cosa tutta italiana, grazie proprio a quel substrato culturale classico.

Purtroppo però, questo substrato non ha la sua controparte scientifica. E nelle scuole la scienza è drammaticamente carente. Come lo è nella società.

L’Italia resta pericolosamente un paese di profonda incultura scientifica, sia confrontato con gli altri paesi europei, dove la scienza è rispettata profondamente, come non lo è da noi, sia forse ancor più confrontato con i paesi emergenti, che vedono nella cultura scientifica la chiave del loro sviluppo.

In Italia, quando si dice la parola “cultura” si pensa a libri, opere liriche e a quadri. Ma quella è in realtà solo una parte. La cultura è l’intero sapere e gli strumenti concettuali di cui si dispone.

Se aziende italiane vendono dappertutto nel mondo, disegnatori italiani guidano lo stile del pianeta, se l’Italia è fra le dieci potenze economiche del mondo, è perché, nonostante la nostra caratteriale auto-disistima, siamo un popolo colto e intelligente. Ma l’incultura scientifica del paese è una nostra debolezza.

E mentre i paesi in via di sviluppo investono in ricerca scientifica e migliorano le università, noi le chiudiamo o affidiamo il compito di riformarle a persone senza cultura. Siamo forse l’unico paese tra quelli industrializzati ad avere un ministro dell’istruzione non laureato, quando poi magari per fare il concorso per bidello richiedono il titolo di studio…

Se pensiamo che la scienza moderna è nata in Italia, nel Rinascimento, grazie ad un uomo di una cultura immensa (non solo scientifica), Galileo Galilei, capiamo da dove veniamo. Le conoscenze che ci permettono di avere la “risonanza magnetica” (da cui però è stata tolta la parola “nucleare”, per non intimorire…) e tutte le scoperte scientifiche che ci permettono di vivere di più e meglio rispetto al passato vengono tutte da quella persona che visse quattrocento anni fa.

Sarebbe bello se in Italia fossimo orgogliosi anche di Galileo, non solo di Caravaggio. Mi piacerebbe che l’Italia si allontanasse dall’idea che la cultura sia solo arte antica, o culto sterile del proprio passato; che l’Italia desse alla cultura e alla cultura scientifica in particolare la dignità che deve avere nella formazione di una persona.

Ma per farlo, servirà un nuovo Copernico che tolga dal centro la visione attuale che abbiamo del passato per sostituirla con una che ci renda finalmente “acculturati”, e quindi liberi.